Campagna Detox

Pagina - 2011-08-25
Ricerche effettuate da Greenpeace hanno rivelato come le industrie tessili rilascino scarichi pericolosi nei principali fiumi in Cina. Questi impianti riforniscono grandi brand internazionali, come i giganti dell’abbigliamento sportivo Nike e Adidas. La pericolosità degli scarichi di queste industrie rappresenta una minaccia per l’ambiente e la salute umana. Alcuni composti chimici alterano il sistema ormonale dell’uomo, altri quello riproduttivo. Molte sostanze sono persistenti nell’ambiente perché non si degradano facilmente e si accumulano negli organismi viventi, fino ad arrivare all’uomo.

Il problema

L’acqua è la risorsa più essenziale per l'uomo ma è tra le più contaminate al mondo. Molte persone dipendono dall’acqua perché fonte di irrigazione dei campi e di vita per pesci e molluschi. Nonostante ciò, molto spesso gli specchi d’acqua vengono utilizzati dalle industrie come fossero fogne private.

L’industria tessile impiega molte sostanze chimiche nelle varie fasi di produzione, dalla pittura dei tessuti al lavaggio e fino alla loro finitura. Gli scarichi prodotti da questi impianti sono spesso tossici e possono contaminare le  risorse idriche. La pericolosità di questi scarichi può avere effetti negativi sull’uomo, sugli animali e sull’ambiente.

Con le nostre ricerche abbiamo scoperto che due impianti tessili in Cina stavano scaricando diversi composti pericolosi nei delta del fiume Yangzte (o Azzurro) e del fiume delle Perle. I test su campioni di acqua di scarico hanno rilevato livelli di alchilfenoli (incluso il nonilfenolo) e composti perfluorurati. Questo è accaduto anche in presenza di un moderno impianto di depurazione delle acque, come il caso dello Youngor Textile Complex.

L'industria tessile in Cina inquina l'acqua dei fiumi

Gli alchilfenoli e i composti perfluorurati sono sostanze pericolose perché alterano il sistema ormonale dell’uomo e agiscono anche a concentrazioni molto basse. Fanno parte di un gruppo di composti sintetizzati dall’uomo che sono persistenti nell’ambiente e si accumulano lungo la catena alimentare.

Molti composti possono anche essere trasportati lontano dalla loro fonte di origine attraverso le correnti oceaniche e atmosferiche. È documentata la loro presenza nei tessuti di pesci, uccelli, balene, orsi polari e addirittura nel latte materno. Il problema e la relativa soluzione non vanno ricercati a livello locale. Questo è un argomento globale.

I risultati delle nostre ricerche – limitate a due impianti cinesi – sono indicative di un problema ben più vasto che va oltre la Cina e il settore tessile. Quello di cui abbiamo bisogno è innovazione e leadership da parte delle aziende. Queste ultime ci devono condurre verso una maniera differente di produrre, senza inquinare le nostre acque con sostanze tossiche e persistenti.

I brand

Le nostre ricerche hanno dimostrato il legame commerciale esistente fra i due impianti cinesi responsabili degli scarichi tossici e diverse aziende internazionali dell’abbigliamento sportivo, fra cui i giganti Adidas e Nike (guarda il rapporto “Panni sporchi” per la lista completa di brand).

Le comunità che vivono vicino agli impianti dell'industria tessile hanno il diritto di sapere cosa cosa c'è nella loro acqua.

La catena di fornitura dell’industria tessile è molto complessa perché fatta di tanti livelli e attori. In genere, però, è il proprietario del marchio a dettare regole sul processo di sviluppo del prodotto, compreso la ricerca e il design. È il brand che sceglie il tipo di fornitore con cui entrare in commercio ed esercita il controllo sull’uso dei composti chimici nei processi produttivi e negli articoli di consumo.

Di questi brand, c’è un gruppo in particolare che, oltre a proclamarsi leader dell’abbigliamento sportivo, ha la dimensione e la reale capacità di spingere il settore verso un cambiamento di sistema. Queste aziende non sono solo coinvolte nel problema, ma possono impegnarsi a essere la soluzione.

Devono solo agire seguendo i loro slogan: “Just do it”, “Impossible is nothing”, “Make the Change”.

La soluzione

Greenpeace invita tutti questi brand a diventare campioni di un futuro senza sostanze tossiche e di lavorare con i propri fornitori per eliminare i composti pericolosi dalla catena di produzione e dai prodotti in commercio. Per arrivare a questo, le aziende devono:

• Mettere in pratica una politica rispetto all'utilizzo della chimica che non impieghi più composti tossici e identifichi chiare e realistiche scadenze entro cui eliminarli.

• Rispondere con prontezza a questa emergenza con un’azione sul campo, dando priorità a quelle sostanze particolarmente pericolose con l’obiettivo di eliminarle subito.

• Riconoscere l’importanza della trasparenza e del diritto all’informazione pubblicando i dati sull’eliminazione delle sostanze pericolose.

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