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La Foresta Africana dei grandi primati, che si estende attraverso 
Camerun, Repubblica Centroafricana, Congo Brazzaville, Repubblica 
Democratica del Congo, Guinea Equatoriale e Gabon, è in grave pericolo 
a causa delle attività di estrazione intensiva del legno.

La Foresta Africana dei grandi primati, che si estende attraverso Camerun, Repubblica Centroafricana, Congo Brazzaville, Repubblica Democratica del Congo, Guinea Equatoriale e Gabon, è in grave pericolo a causa delle attività di estrazione intensiva del legno.

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La Foresta Africana dei grandi primati si estende attraverso Camerun, Repubblica Centroafricana, Congo Brazzaville, Repubblica Democratica del Congo, Guinea Equatoriale e Gabon. La sua estensione è seconda solo alla Foresta pluviale Amazzonica ed è la regione più ricca di specie di tutta l'Africa.

Le foreste della sola Repubblica Democratica del Congo ospitano oltre 1000 specie di uccelli e 400 specie di mammiferi, molte delle quali non si trovano in nessun'altro luogo del pianeta. La Foresta Africana dei grandi primati è essenziale per la sopravvivenza dei nostri più vicini parenti del regno animale: il gorilla , lo scimpanzé e il bonobo dipendono, infatti, dalle foreste pluviali africane. Sono inoltre 12 milioni le persone che abitano le foreste africane. Tra queste ci sono i seminomadi Pigmei Baka, per i quali la foresta è dimora, cibo, medicina, cultura e vita spirituale.

La distruzione delle foreste africane

In Africa Occidentale e Centrale grandi parti delle residue aree di foresta tropicale originaria sono minacciate dal taglio illegale di alberi. Tra il 1990 e il 2000, l'Africa tropicale ha perduto oltre 55 milioni di ettari di foresta naturale. I paesi della regione hanno infatti aumentato di molto le attività di estrazione del legno senza però creare aree di foresta destinate alla conservazione. Diversi milioni di ettari di foresta incontaminata sono stati ceduti in concessione alle compagnie del legno per operazioni di estrazione industriale di tronchi. Le operazioni di taglio in Africa Centrale sono spesso condotte con metodi efficientissimi: il taglio viene effettuato in maniera selettiva ed intensiva solo su alcuni alberi come il Moabi, l'Afrormosia, il Bubinga, l'Iroko, l'Ayous e il Wengé, che adesso rischiano l'estinzione.

Chi sono i responsabili?

Lo standard ambientale delle operazioni forestali in Africa é molto basso. Molte compagnie del legno operano addirittura nell'illegalità, un fenomeno diffusissimo in tutti i paesi del Bacino del Congo.

Le compagnie del legno europee

Molte delle imprese attive in Africa sono controllate da capitali europei, guidati dai seguenti gruppi: il gruppo Rougier (Francia), gruppo Thanry (Francia), gruppo Bolloré (Francia), gruppo Danzer (Germania) e gruppo Wyma (Olanda). Anche compagnie italiane sono presenti. Sono controllate da Vasto Legno, dal gruppo Alpi e dai gruppi Dassi, Piarottoloegno e Itallegno. Ovviamente operano in modi molti diversi: mentre alcune imprese sono direttamente coinvolte nel taglio illegale, altre si sono mostrate rispettose della legge ma nessuna é ancora certificata FSC. A queste imprese Greenpeace chiede di scegliere, di riconoscere con coraggio di essere parte del problema e di impegnarsi nello sviluppo di una soluzione.

Le compagnie asiatiche

In seguito all'esaurimento delle foreste tropicali in Asia,  anche alcune compagnie asiatiche hanno di recente cominciato ad operare in Africa.  Le più importanti sono le malesiane WTK e Rimbunan Hijau, tristemente note per le gravi conseguenze ambientali e sociali delle loro operazioni in Malaysia e nel Pacifico.

Gli acquirenti di legno africano

I paesi europei (Italia, Francia, Spagna, Portogallo) sono i principali importatori di legno africano, mentre i flussi commerciali segnalano una forte crescita della domanda da parte dei  mercati asiatici. L'Italia, in particolare, è il secondo importatore mondiale di legno dal Bacino del Congo, ed esporta il 60% di tutti i tronchi di Ayous abbattuti in quell'area. Il nostro paese ha una grande responsabilità per il futuro delle foreste africane.