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Porre fine alla complicità con la distruzione delle foreste è possibile. Nel maggio 2001, Fedecomlegno, l'associazione degli importatori italiani, ha sottoscritto un documento congiunto con Greenpeace che la impegna a contrastare la piaga del legno illegale, e a fare di tutto per evitare che venga importato in Italia legno proveniente da compagnie legate al traffico di armi o a pratiche illegali di sfruttamento della foresta. È stato un passo importante, ma il legname di provenienza illegale o distruttiva continua ad essere scaricato nei porti italiani ed europei.
Il legname tropicale è ancora estratto con pratiche in prevalenza distruttive. Importatori e acquirenti di legname rischiano così di rendersi corresponsabili di un irreversibile processo di degrado delle foreste primarie, gravemente minacciate secondo giudizio unanime della comunità scientifica. È responsabilità di tutte le imprese rifiutare di acquistare legno da compagnie che praticano il taglio illegale, e sostenere invece chi produce legname certificato con sistemi credibili.
Nel lungo periodo ogni impresa che acquista legno o prodotti a base di legno, dovrebbe essere in grado di assicurarne la provenienza da foreste amministrate secondo principi di buona gestione forestale, certificate attraverso verifica indipendente. Allo scopo di raggiungere questo obiettivo, Greenpeace chiede alle imprese di adottare nel breve periodo le seguenti misure:
Il legno è un materiale pienamente sostenibile, a condizione che si ponga fine alle pratiche distruttive nei confronti delle foreste primarie. Solo così l'industria del legno potrà presentare i propri prodotti come compatibili con l'ambiente. Per questo Greenpeace chiede una assoluta trasparenza sulla provenienza del legno e sui fornitori scelti, in modo che sia chiaro quale prodotto proviene da pratiche sostenibili e quale da legno estratto in modo distruttivo.