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Siamo tutti costantemente esposti ad una vasta gamma di sostanze sintetiche, ma solo per alcune di esse sono noti gli effetti negativi che possono causare sull'uomo, sugli altri organismi viventi e sull'ambiente.
IngrandisciDal 1930 a oggi la produzione di sostanze chimiche è passata da un milione di tonnellate all'anno a 400 milioni di tonnellate [ EEA UNEP, 1998 ] e quella dell'Europa è pari a un terzo della produzione mondiale. Siano essi additivi, intermedi o sottoprodotti non intenzionali di processi produttivi, i composti chimici sono presenti anche nei beni di consumo, come giocattoli, computer, detergenti nonché nei prodotti alimentari e, quindi, inevitabilmente arrivano a contaminare anche l'uomo.
Riconoscendo le dimensioni del problema, la mancanza di informazioni relative all'impatto chimico sulla salute umana e i pochi progressi compiuti nello sviluppo di misure protettive, alla fine del secolo scorso l'Unione europea ha avviato un processo di riforma della chimica culminato con l'adozione del Regolamento (CE) n. 1907/2006 il 18 dicembre 2006, concernente la registrazione, la valutazione, l'autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche, REACH.
Il regolamento istituisce fra l'altro un'Agenzia europea per le sostanze chimiche con sede a Helsinki, Finlandia, che sarà responsabile della gestione degli aspetti tecnici, scientifici e amministrativi di REACH e garantirà una sua applicazione coerente. L'Agenzia, inoltre, fornirà agli Stati membri e alle istituzioni dell'UE le migliori consulenze tecnico-scientifiche in materia di sostanze chimiche.
Con l'entrata in vigore di REACH, a partire dal 1 giugno 2007, non sarà più consentita la circolazione in Europa di alcune sostanze (prodotte o importate in quantità sopra le 10 tonnellate all'anno) non registrate e prive di documentazione sui rischi per la salute e l'ambiente e sulle misure di prevenzione necessarie ad evitarli.
I prossimi anni segneranno la sostituzione di composti persistenti e bioaccumulanti, laddove alternative più sicure siano presenti, e l'obbligo delle aziende di fornire informazioni sulla sicurezza delle sostanze prodotte od importate in grandi quantità (sopra le 10 tonnellate all'anno).
Ma centinaia di composti chimici, prodotti al di sotto delle 10 tonnellate, non saranno sottoposti ad alcun obbligo documentale (evitando all'azienda di fornire ogni informazione sulla loro sicurezza), e molti dei composti che possono causare il cancro, difetti alla nascita e patologie riproduttive rimarranno ancora sul mercato (permettendo alle aziende di produrli e immetterli nei beni di consumo).
Per tale ragione, nonostante l'approccio innovativo che REACH rappresenta nella gestione della chimica in Europa, Greenpeace ritiene che il testo debba essere ancora rafforzato nel corso delle periodiche revisioni che avranno luogo a partire da quest'anno e per i prossimi 12 anni. La Commissione europea e gli Stati membri avranno, quindi, l'opportunità di migliorare la legislazione in linea con quanto richiesto negli ultimi anni dalla società civile e da alcuni dei principali partiti politici, in modo tale che REACH assegni la giusta priorità alla protezione dell'ambiente e della salute umana.