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Nel mondo sta crescendo a dismisura il settore dell'hi-tech. Ogni anno le fabbriche di tutto il mondo sfornano tra i 20 e i 50 milioni di tonnellate di prodotti elettronici. E questa montagna di prodotti - caratterizzati, in genere, da un ciclo di vita molto breve – si trasforma in montagne di rifiuti ad alto contenuto di composti chimici pericolosi, difficili da smaltire o riciclare in sicurezza. Questo problema però può essere risolto. Ed è per questo che Greenpeace sta facendo pressione sulle aziende dell'Hi-tech, invitandole a cambiare le loro politiche di produzione e gestione dei prodotti a fine vita.

Ogni anno centinaia di migliaia di vecchi computer e cellulari vengono smaltiti in discariche e inceneritori oppure seguono le rotte dell'esportazione, molto spesso illegale, da Stati Uniti, Europa e Giappone verso l'Asia.

I rifiuti elettronici rappresentano oggi il 5 per cento di tutti i rifiuti solidi urbani: è più o meno la stessa percentuale degli imballaggi in plastica, ma i rifiuti elettronici sono molto più pericolosi e crescono a un tasso elevatissimo - dal 3 al 5 per cento all'anno - circa tre volte superiore all'aumento medio di tutti i rifiuti urbani.

Nel 2006, in Europa sono stati prodotti 8-12 milioni di tonnellate di RAEE - rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche - mentre si stima che i paesi in via di sviluppo triplicheranno la loro produzione nei prossimi 5 anni.

Il tasso con cui questa montagna di prodotti elettronici obsoleti sta crescendo porterà presto a una crisi di grandi proporzioni, a meno che le aziende dell'hi-tech non decidano di cambiare il loro atteggiamento, assumendosi la responsabilità di ciò che immettono sul mercato.

La soluzione alla "questione rifiuti elettronici" passa attraverso l'attuazione del principio di "responsabilità del produttore": le aziende devono impegnarsi a produrre beni puliti, durevoli facili da riparare, riciclare o smaltire in sicurezza.

Lo sapevi che?

  • Nel 2004, 183 milioni di computer e 674 milioni di telefoni cellulari sono stati venduti nel mondo, rispettivamente l'11,6 per cento e 30 per cento in più che nel 2003.
  • Nel 2010 si calcola che saranno 716 milioni i nuovi computer immessi sul mercato globale, 178 milioni dei quali in Cina, 80 milioni in India.
  • In Europa, e nel resto dei paesi più sviluppati, la vita media di un computer è calata da 6 anni nel 1997 a 2 nel 2005, mentre i telefoni cellulari hanno un ciclo di vita inferiore ai 2 anni.
  • Secondo stime recenti, il lancio del nuovo sistema operativo Vista da parte di Microsoft potrebbe portare alla sostituzione di 10 milioni di computer entro il 2008.

I primi programmi di riciclaggio dei prodotti elettronici furono avviati alla fine del secolo scorso - negli anni 90 - in alcuni paesi dell'Unione europea, negli Stati Uniti e in Giappone. Ma la maggior parte dei governi non aveva la capacità di gestire i rottami elettrici, a causa della quantità crescente e del livello di pericolosità.

Iniziarono così le prime esportazioni verso i paesi in via di sviluppo, dove le normative a tutela dei lavoratori e dell'ambiente erano inadeguate o addirittura assenti. In aggiunta, i costi di "riciclaggio" di questi rifiuti erano di molto inferiori a quelli sostenuti nei paesi occidentali: negli Stati Uniti il riciclo del vetro nei monitor dei computer costava, ad esempio, dieci volte di più che in Cina.

Le materie prime presenti nei rifiuti elettrici che possono essere estratte durante il processo di riciclaggio - rame, ferro, silicio, nickel e oro – sono tante e molti paesi asiatici iniziarono, per questo motivo, a aumentare la richiesta di questi rottami. Un telefono cellulare, ad esempio, è composto per il 19 per cento di rame e per l'8 per cento di ferro. L'esportazione dei rifiuti avviene molto spesso in violazione alle leggi internazionali: nel 2005, ispezioni condotte in 18 porti europei hanno rilevato che il 47 per cento dei rifiuti destinati all'esportazione, incluso quelli elettrici, erano illegali e molti prendevano la strada dell'India, Africa e Cina.

Greenpeace ritiene che i produttori di elettronica debbano assumersi le proprie responsabilità e gestire i prodotti che immettono sul mercato dall'inizio alla fine del loro ciclo di vita, assicurando il ritiro dei prodotti obsoleti per riusarli, riciclarli o smaltirli in sicurezza.

Le aziende dovranno ripensare alla progettazione di questi beni di consumo, orientandola verso prodotti sempre più puliti e con un ciclo di vita più lungo, facili da riciclare e che non espongano i lavoratori e l'ambiente a sostanze chimiche pericolose. Esistono già molti esempi di aziende che usano sostanze alternative a quelle pericolose ed è necessario oggi che questa diventi una pratica generalizzata e non di pochi eletti.