Che cosa sono
Gli inceneritori o termovalorizzatori, termine coniato solo nel nostro paese allo scopo di attenuare quello che nell’immaginario pubblico può evocare il termine inceneritore, sono impianti di smaltimento dei rifiuti che bruciandoli ne riducono il peso ed il volume.
Che cosa producono
Circa 1/3 in peso dei rifiuti in entrata si ritrova a fine ciclo in forma di ceneri, ma come la fisica insegna "niente si crea né si distrugge, ma tutto si trasforma", così la parte della materia che non si ritrova in uscita viene emessa nel corso del processo sottoforma di polveri, gas e fanghi.
Che tipo di inquinanti producono
La formazione delle sostanze inquinanti, emesse in forma solida, liquida e gassosa da un inceneritore, dipende da diversi fattori quali: la tipologia del rifiuto trattato (composizione chimica), le condizioni di combustione e quelle operative dei sistemi di abbattimento degli inquinanti.
Le sostanze chimiche emesse dal camino di un inceneritore comprendono: composti organici del cloro (diossine, furani, PCB - policlorobifenili), IPA (idrocarburi policiclici aromatici), VOC (composti organici volatili), elementi in traccia (piombo, cadmio e mercurio), acido cloridrico, ossidi di azoto, ossidi di zolfo, ossidi di carbonio e centinaia di altri composti che non si riesce a monitorare. Molti sostanze si disperdono in atmosfera insieme alle polveri, alle ceneri di fondo (che si depositano alla base della caldaia durante il processo di combustione) e alle ceneri volanti (perché non trattenute dai sistemi di filtraggio aereo). L’incenerimento è anche tra le principali fonti di gas serra: secondo recenti calcoli di Greenpeace (settembre 2006), a parità di energia prodotta, gli inceneritori emettono più CO2 delle centrali a carbone (940 grammi per chilowattora gli inceneritori; 900 le centrali a carbone; 530 la media per tutte le fonti).
Le
sostanze chimiche emesse dal camino di un inceneritore comprendono:
composti organici del cloro (diossine, furani, PCB -
policlorobifenili), IPA (idrocarburi policiclici aromatici), VOC
(composti organici volatili), elementi in traccia (piombo, cadmio e
mercurio), acido cloridrico, ossidi di azoto, ossidi di zolfo ed ossidi
di carbonio. Molti di questi composti si disperdono in atmosfera
insieme alle polveri, alle ceneri di fondo (che si depositano alla base
della caldaia durante il processo di combustione) e alle ceneri volanti
(perché non trattenute dai sistemi di filtraggio aereo).
Le caratteristiche degli inquinanti
Molti composti emessi da un inceneritore sono persistenti, cioè resistenti ai processi naturali di degradazione, bioaccumulabili, perché si accumulano nei tessuti degli animali viventi trasferendosi da un organismo all'altro lungo la catena alimentare (fino a giungere all'uomo) e tossici, in quanto sono sostanze che per inalazione, ingestione o penetrazione cutanea possono comportare patologie acute o croniche fino a poter determinare la morte dell'organismo esposto.
Perché Greenpeace è contraria agli inceneritori
Siamo contrari all'impiego di questi impianti come soluzione alla gestione dei rifiuti per una serie di ragioni, fra cui:
- Pongono un rischio sanitario e ambientale. Molti degli inquinanti emessi come le diossine e i furani sono composti cancerogeni e altamente tossici. L'esposizione al cadmio può provocare patologie polmonari ed indurre tumori. Il mercurio, sotto forma di vapore, è dannoso al sistema nervoso centrale ed i suoi composti inorganici agiscono anche a basse concentrazioni. Nonostante i moderni sistemi di abbattimento degli inquinanti riescano a limitare le dispersioni atmosferiche, la natura della maggior parte dei composti emessi è tale da porre problemi anche a bassa concentrazione. Inoltre, essendo resistenti alla degradazione naturale, si accumulano progressivamente nell'ambiente e così gli inquinanti entrano inevitabilmente nella catena alimentare.
- Disincentivano la prevenzione e la raccolta differenziata.
Gli inceneritori necessitano di un apporto di rifiuti giornaliero e continuo, in netta opposizione ad ogni intervento di prevenzione della loro produzione e pericolosità (principi che sono alla base della gestione dei rifiuti dell'Unione europea). Inoltre, la combustione dei rifiuti disincentiva la raccolta differenziata finalizzata al recupero dei materiali contenuti nei rifiuti. Questo sistema di raccolta, che in Italia è già fortemente penalizzato da una scarsa volontà politica, non riuscirà a raggiungere gli obiettivi di legge se la gestione dei rifiuti prenderà la via della combustione.
- Richiedono ingenti investimenti economici.
Sono impianti altamente costosi (almeno 60 milioni di euro) e a bassa efficienza che non starebbero sul mercato in assenza d’incentivi finanziari, di cui questi impianti godono, attraverso il sistema dei CIP6 e dei certificati verdi.
- Non eliminano il problema delle discariche.
Nonostante la diminuzione di volume dei rifiuti prodotti, il destino delle ceneri e di altri rifiuti tossici prodotti da un inceneritore è comunque lo smaltimento in discariche per rifiuti speciali, più costose e pericolose di quelle per rifiuti urbani.
- Non servono a risolvere le emergenze. .
La costruzione di un impianto di incenerimento richiede diversi anni di lavoro (almeno 4-6 anni) e pertanto non può essere considerato una soluzione all'emergenza rifiuti, che invece deve essere ricercata nell’approccio a monte del problema.
- Non creano occupazione.
La costruzione e l'esercizio di un impianto determina un livello occupazionale inferiore al personale impiegato nelle industrie del riciclaggio dei materiali, siano esse pubbliche che private. In linea generale, la richiesta degli addetti nella filiera del riciclo è di circa il doppio rispetto a quei sistemi che privilegiano lo smaltimento dei rifiuti.
- Non garantiscono un alto recupero energetico. .
Bruciare i materiali che potrebbero essere avviati a riuso, riciclaggio o compostaggio rappresenta uno spreco di risorse e di energia. L’incenerimento recupera solo il 18-20% del potenziale calorifico dei rifiuti, senza contare l’energia necessaria per produrre CDR (combustibile derivato da rifiuto), smaltire le ceneri, filtrare le polveri, depurare le acque, ecc. Una volta inceneriti i materiali post consumo, si crea inoltre la necessità di altra energia per estrarre e trasportare le materie prime utili a produrre nuovi prodotti di consumo. Il recupero della materia mediante riciclaggio e compostaggio permette, invece, di utilizzare più volte lo stesso materiale, ottenendo vantaggi energetici da 3 a 5 volte superiori.