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D'altro canto, sono ormai noti i costi elevati di questi impianti e di quanto l'investimento economico non sia giustificabile neanche da un punto di vista sociale. I posti di lavoro creati dalla filiera dell'incenerimento hanno ben poco conto rispetto a quelli che potrebbero essere garantiti attraverso la filiera del recupero e riciclo di materia.
"D'altra parte, se la comunità si impegna con la raccolta differenziata, il riuso, il riciclo e il compostaggio, un gran numero di posti di lavoro vengono creati, sia nell'ambito della gestione dei rifiuti in senso stretto che nella filiera manifatturiera del riuso e del recupero" afferma il Dott. Paul Connett, Professore di Chimica alla St. Lawrence University, di New York.
Purtroppo, la proliferazione di questi impianti è frutto di una politica di incentivi tutta italiana, così come nazionale è il termine "termovalorizzatori" coniato allo scopo di attenuare quello che nell'immaginario pubblico può evocare il termine inceneritore. Questi impianti godono di forti sussidi dello Stato, grazie al fatto che l'energia elettrica prodotta è considerata come quella derivata "da fonti rinnovabili" alla stregua del solare, eolico, idroelettrico e geotermico, in aperto contrasto alla normativa europea in materia (2001/77/CE). Senza queste sovvenzioni gli inceneritori, che hanno costi di investimento ed esercizio molto onerosi per adeguarsi anche alle normative sempre più restrittive, non sarebbero in grado di essere sul mercato.
Secondo il Paul Connett:
"Se si evita di usare l'accattivante ma imprecisa etichetta "energia dai rifiuti" si può vedere che questi impianti non vanno verso un futuro in cui la sostenibilità diventerà un fattore chiave per la sopravvivenza.
Ed aggiunge ...
"Dal mio punto di vista, quando si costruisce un inceneritore presso una comunità, si sta rendendo pubblico al mondo che non si è stati abbastanza intelligenti, sia politicamente che tecnicamente, da recuperare le risorse scartate in modo responsabile verso la propria comunità locale e le generazioni future".
L'incenerimento non è una pratica sostenibile. Il processo di combustione dei rifiuti sposta solo l'attenzione sulla parte sbagliata del problema. Il nostro obiettivo non è diventare sempre più raffinati nei processi di distruzione dei rifiuti, ma piuttosto smettere di produrne. Il perno del problema, quindi, si trova nel disegno e nella progettazione industriale dei prodotti e degli imballaggi e nella attuazione di strategie rivolte alla prevenzione e separazione dei rifiuti. Il principio dell'usa e getta per contenitori ed imballaggi, per esempio, non può avere più spazio in una società sostenibile.
"Non ha senso spendere enormi quantità di denaro per distruggere risorse che potremmo usare in futuro. Questo principio ha portato ad ideare la strategia "Rifiuti Zero" attualmente praticata in Nova Scotia e Canberra, in Australia, in Nuova Zelanda, a San Francisco e in altre città della California, con ottimi risultati. Molte città hanno abbattuto lo smaltimento in discarica per oltre il 50/60 per cento - senza ricorrere ad alcuna forma di combustione dei rifiuti"[...]
"Una delle ragioni per cui sono venuto in Italia per ben ventuno volte dal 1996, facendo centinaia di relazioni in ogni regione e capoluogo di questa penisola, è perché credo che l'Italia può dare un importante contributo all'approccio"Rifiuti Zero". Si sa che l'Italia ha alcuni dei migliori designer al mondo, che se raccogliessero questa sfida potrebbero guidare un design che tenga fuori i rifiuti dal sistema. L'Italia ha anche alcuni dei cervelli più creativi del mondo (Leonardo, Galileo, Michelangelo, Botticelli, Avogadro, Cannizaro, Modigliani, Dalì, Vivaldi, Verdi, Puccini … la lista potrebbe proseguire a lungo). Quello che noi abbiamo riscontrato in molti luoghi del mondo è che un po' di creatività spesa per affrontare il problema può far risparmiare milioni. Sta per accadere anche in Italia. I vostri supermarket si stanno attrezzando per avere dispositivi che consentono ai clienti di riempire le proprie bottiglie di shampoo, detergenti, acqua e vino. Pensate a quante milioni di bottiglie di plastica potranno essere tenute fuori dalle discariche!" conclude il Professore Connett.