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Sciabola (Lepidopus caudatus, Euphrasen, 1788)
La sciabola è nota ovunque lungo le coste italiane e tutti i nomi dialettali riflettono, in un modo o nell’altro, il suo aspetto di lungo nastro argentato. La potete trovare con nomi come spatola e simili, ma anche pesce lama, pesce d’argento e pesce bandiera.
E’ comunque un pesce inconfondibile, diffuso in tutti i mari italiani e molto oltre (Oceano Atlantico, Indiano, Pacifico…). Il suo aspetto da alieno è probabilmente uno dei motivi del “rifiuto” di questo pesce che è ottimo. L’unica accortezza è quella di accertarsi dell’assenza di parassiti all'interno della cavità viscerale (Anisakis) che sono pericolosi per l'uomo. Se non si è certi dell’assenza di parassiti (pesce pulito in pescheria) è meglio consumarlo cotto.
La presenza di questi parassiti è dovuta anche al fatto che la nostra sciabola, basta guardare i suoi denti, è un feroce predatore di pesci e calamari (anche di taglia superiore alla propria) che cattura nelle acque costiere (che frequenta soprattutto nei mesi tardo estivi, per la deposizione delle uova) ma anche fino a fondali di 6 o 700 metri di profondità.
L’osservazione diretta per i subacquei è rarissima, ma ovviamente anche a modeste profondità la specie è più comune di quanto sembri. Non è un pesce che passa inosservato: un lungo nastro argentato che sott’acqua si muove normalmente stando diritto come un fuso e facendo scattare di lato la coda collegata al resto del corpo da un sottile peduncolo. Probabilmente però, fugge assai prima che i sub lo possano “scoprire”.