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Attivisti di Greenpeace in azione per dire no alla pesca illegale. La 
pesca pirata - sempre più diffusa nei mari di tutto il mondo - è una 
pesca che non conosce legge o regolamenti e che non ha rispetto alcuno 
per i delicati equilibri degli ecosistemi marini. L'unica vera 
preroccupazione di questi moderni pirati è pescare quanto più 
possibile.

Attivisti di Greenpeace in azione per dire no alla pesca illegale. La pesca pirata - sempre più diffusa nei mari di tutto il mondo - è una pesca che non conosce legge o regolamenti e che non ha rispetto alcuno per i delicati equilibri degli ecosistemi marini. L'unica vera preroccupazione di questi moderni pirati è pescare quanto più possibile.

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Ci sono ancora dei pirati che solcano i mari, ma non sono quel tipo di pirati che potresti immaginare o che puoi vedere nei film. I pirati di oggi non cercano oro, non cercano vascelli da abbordare, ma sono alla ricerca dei facili guadagni che si possono realizzare sfruttando gli stock di pesce in esaurimento.

Dopo anni di ingordigia e di sfruttamento selvaggio delle risorse, le navi da pesca solcano i mari in cerca dell'ultimo banco di pesci utile a riempire le stive. Con il 52 per cento delle zone di pesca considerate "completamente sfruttate" e il 25 per cento sovrasfruttate, impoverite e vicine al collasso, non è difficile capire perché ci preoccupa l'aumento del numero di pescatori pirata.

I pirati dei mari operano in tutto il mondo. Si spostano rapaci da una zona di pesca all'altra cercando di imbarcare a bordo quanto più pesce possibile. Non hanno scrupoli. Non si preoccupano dell'impatto che la loro attività di pesca ha sull'equilibrio degli ecosistemi marini. Non si preoccupano delle forme di vita che muoiono intrappolate nelle reti da pesca. Pesci, uccelli marini, cetacei, squali, tartarughe di mare: sono tante le specie che rischiano a volte anche l'estinzione a causa della pesca pirata. E se gli ecosistemi marini soffrono, ne risentono anche le comunità costiere che da quegli ecosistemi dipendono per l'approvvigionamento delle risorse alimentari. Si stima ad esempio che la Guinea, una piccola nazione dell'Africa Occidentale, perda ogni anno 100 milioni di dollari a causa dei vascelli pirata che pescano di frodo nelle sue acque territoriali.

La pesca pirata ha caratteristiche differenti nelle diverse regioni del mondo. Sfruttando le scappatoie e le lacune delle normative vigenti, proprietari di pescherecci e compagnie senza scrupoli, spesso in combutta con alcune nazioni, usano "bandiere di comodo" per eludere non solo i regolamenti internazionali per la gestione e la conservazione del patrimonio ittico, ma anche le norme sulla sicurezza e i diritti dei lavoratori. Queste bandiere di comodo possono letteralmente essere comprate e vendute nel giro di poche ore su internet: bastano 500 dollari, ad esempio, per accaparrarsi una bandiera di Malta. Con questo tipo di trucchi è possibile eludere le normative nazionali e internazionali, peraltro spesso inadeguate.

La pesca pirata devasta gli ecosistemi marini e danneggia comunità costiere bisognose, che fanno affidamento sulla pesca locale per il proprio sostentamento.

Un mare di... buoni propositi

I Governi del Pianeta sono, a parole, molto sensibili al problema della pesca pirata e pronti a intervenire con decisione. Nel 2002, al Vertice Mondiale sullo Sviluppo Sostenibile [ WSSD ], i capi di Stato e di Governo si sono impegnati ad applicare il Piano d'Azione Internazionale della FAO per eliminare la pesca pirata entro il 2004. Nel 2003 anche il G8 si è impegnato ad applicare con urgenza il Piano d'Azione Internazionale FAO. E per non essere da meno, nel marzo del 2005, anche i Ministri della Pesca hanno preso posizione contro la pesca pirata.

Ma, proclami a parte, che cosa è stato fatto in concreto, dal 2002 a oggi? Negli ultimi due anni, Greenpeace ha documentato attività di pesca pirata in tutto il mondo. Ha mostrato, ad esempio, come nel Mediterraneo continui, a dispetto dei divieti vigenti, la vergogna delle spadare . Nonostante gli impegni presi e le promesse fatte dalla politica, i predoni del mare continuano a violare ogni legge internazionale e a pescare impunemente dove non ci sono regole.

Non è poi così difficile eliminare la pesca pirata. Il documento di Greenpeace Freedom for the Seas spiega quali misure possono essere adottate subito dai Governi, sia singolarmente che nell'ambito degli organismi della cooperazione internazionale, per fermare la pesca pirata e l'impiego di sistemi di pesca distruttivi come lo strascico d'altura.

Si tratta solo di un primo passo, perché la soluzione definitiva alla crisi degli oceani risiede nell'istituzione di una rete internazionale di riserve marine.