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L’idea di spostare in mare, dove non ci sono controlli e abitanti che protestano, le attività industriali che sporcano e inquinano è molto allettante.. L’Italia vuole, infatti, autorizzare la realizzazione in mare - in un’area che il sito web del Ministero dell’Ambiente considera “area protetta”! - di un sito industriale. Si tratta di un rigassificatore, un tipo di impianto industriale considerato “a rischio” dalla Direttiva Seveso, creata dall’Ue per mettere un freno ai disastri industriali.
Sulla base di un’istruttoria irregolare, con falsi documentali e ricerche fasulle, l’Italia ha deciso di collocare il rigassificatore al largo della costa di Pisa-Livorno dove, hanno affermato, ci sarebbe un “buco” nel Santuario dei Cetacei. Ciò è smentito da numerose osservazioni che confermano la presenza nell’area di stenelle, tursiopi e delfini comuni!
Greenpeace ha prima smontato la Valutazione di Impatto Ambientale costruita dal Ministero dell’Ambiente e poi ha dimostrato che essa si basava anche su falsi documentali, regolarmente denunciati alla Magistratura.
Del rigassificatore offshore piazzato nel “suo” Santuario, il Segretariato del Santuario dei Cetacei non è mai stato informato dallo Stato Italiano. Lo ha fatto Greenpeace e sappiamo che la questione è stata affrontata ma anche che la discussione si è arenata: forse ognuno ha le sue magagne da nascondere?
Le Bocche di Bonifacio
Le Bocche di Bonifacio, tra la Sardegna e la Corsica, sono un’area di mare soggetta a forti correnti e a venti talvolta impetuosi. Ogni anno vi transitano tremila imbarcazioni cargo: il dieci per cento di esse trasporta sostanze pericolose. La cosa incredibile è che queste navi non sono né italiane né francesi perché questi due Paesi hanno giustamente vietato il transito delle loro navi che trasportano materiali pericolosi. Quelle che passano sono soprattutto vecchie carrette del mare e/o navi con bandiera ombra.
Forse si dovrebbe attendere l’incidente che presto o tardi ci sarà per prendere le giuste precauzioni? Lo scorso luglio, Greenpeace ha intercettato una nave - la Hyundai Supreme - con bandiera di Panama che transitava nelle Bocche a tutta velocità (c.a. 40km/h: per una nave di 150 metri è un’enormità) con containers contenenti sostanze ad alto rischio.
Greenpeace ha chiesto a Italia e Francia di negoziare immediatamente una proposta per inserire le Bocche di Bonifacio nell’elenco delle PSSA (Aree Marine Particolarmente Sensibili) per vietare il transito di carichi pericolosi. La proposta dovrà essere approvata dall’Organizzazione Marittima Internazionale: si può fare in meno di un anno.
Inoltre, Greenpeace ha chiesto informazioni sullo stato del progetto di un Parco Transnazionale delle Bocche di Bonifacio, uno strumento importante per la gestione integrata di un habitat così fragile.