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L’Accordo sul Santuario, in vigore dal 2001, è una vergognosa finzione. Italia, Francia e Monaco continuano a non effettuare controlli mirati sul mare e a non attuare tutele specifiche in difesa del Santuario. Con quali conseguenze?

L'estate scorsa Greenpeace ha effettuato un check up del Santuario: per capire come stanno oggi questo mare e i suoi abitanti, in primo luogo i cetacei. Il primo agosto l’Arctic Sunrise, storico rompighiaccio di Greenpeace, è partita da Olbia per percorrere una rotta definita da un team di scienziati, ospiti a bordo, che si è dedicato al censimento dei cetacei nella metà occidentale del Santuario. Il team era coordinato dall’ISPRA (ex ICRAM), con la partecipazione anche dell’Istituto Tethys e dell’Università di Siena. Inoltre, abbiamo monitorato il traffico marittimo e raccolto campioni di acqua per analisi batteriologiche.

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Dai dati raccolti dall’Arctic Sunrise, sembra che rispetto agli anni Novanta ci sia una riduzione di circa il 50 per cento delle stenelle,mentre abbiamo trovato solo un quarto delle balenottere che ci aspettavamo. Il traffico nel Santuario è notevole e senza regole: abbiamo visto grossi traghetti viaggiare a 38 nodi (oltre 70 km/h) e rilevato in alcuni siti una contaminazione batterica inaccettabile. Inoltre, siamo stati testimoni di attività di whale watching (osservazione “turistica” delle balene) che sono un grave fattore di stress per i cetacei.

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Con la loro inerzia nel Santuario, Italia, Francia e Monaco non si calssificano meglio del Giappone che uccide balene per “scopi scientifici”. Il Santuario è solo fumo negli occhi, che nasconde il calo progressivo dei cetacei nel Mar Ligure causato da vecchie e nuove minacce.

Sintesi Rapporto/Rapporto Intero

Rapporto ISPRA

Balene a perdere

Abstract Istanbul