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La prima azione

Greenpeace nasce 34 anni fa. Il 15 settembre del 1971 Jim Bohlen, Irving Stowe e Paul Cote noleggiano il peschereccio "Phyllis Cormack" e salpano alla volta di Amchitka, nel Pacifico settentrionale, per protestare contro un imminente test nucleare degli Stati Uniti. Partecipano alla spedizione anche un fotografo e alcuni giornalisti, tra i quali Robert Hunter del "Vancouver Sun", Ben Metcalfe della Canadian Broadcasting Corporation e Bob Cummings del "Georgia Strait". Due settimane dopo il peschereccio viene tratto in arresto dalla Guardia Costiera statunitense per non aver eseguito le necessarie operazioni doganali durante una sosta non programmata; dopo un periodo di rinvio la bomba esplode il 6 novembre. Greenpeace non riesce quindi a fermare il test, ma l'impresa del suo equipaggio compare sulle prime pagine dei giornali nordamericani. E da allora Amchitka non è mai più stata utilizzata per i test nucleari.

Viaggio verso la bomba

Un anno dopo, Greenpeace estende il suo campo d'azione e lancia la sua prima campagna contro i test nucleari francesi nell'atollo di Moruroa. Il Governo francese è un obiettivo ideale perché la Francia, in quegli anni, è l'unica potenza occidentale a condurre test atomici in atmosfera.

Greenpeace, contatta allora David McTaggart, un canadese emigrato in Nuova Zelanda, e gli affida un'importante missione. L'esplosione è prevista per il mese di giugno. A fine aprile, Mc Taggart, a bordo del suo ketch da 12 metri, salpa per Moruroa, con un equipaggio di cinque persone; dopo un viaggio lungo e difficile, arriva a 32 chilometri dall'atollo. Mantiene la posizione per diverse settimane, nonostante il maltempo, gli aeroplani, gli elicotteri e le unità della Marina Militare francese. Verso la metà di giugno, McTaggart vede una mongolfiera sorvolare il luogo del test con il detonatore per l'ordigno nucleare. Per niente intimorito dal rischio di esposizione, decide, con il suo equipaggio, di avvicinarsi ulteriormente. Dopo otto giorni di schermaglie e inseguimenti, una nave francese sperona il "Vega" e costringe McTaggart a farsi rimorchiare a Moruroa per le necessarie riparazioni.  McTaggart riesce solo, in quell'occasione, a ritardare il test, ma quando l'anno successivo ritorna Moruroa  e i francesi, senza perdere tempo, lo abbordano e lo feriscono, uno dei membri dell'equipaggio riesce a fotografare il tutto e a salvare il rullino. La notizia della protesta e dell'assalto dei francesi fa il giro del mondo e, nel 1974, la Francia annuncia la fine dei test atmosferici.

Salvate le balene

Nel 1975 Greenpeace lancia la sua campagna più famosa, la campagna per la difesa delle balene. Era da tempo, infatti, che l'indiscriminata caccia commerciale alle balene destava preoccupazione: dopo secoli di caccia intensiva, erano molte le specie a rischio di estinzione e la Commissione Baleniera Internazionale [ IWC ], nata per proteggere le popolazioni di cetacei, era invece stata complice di alcuni fra i peggiori massacri della storia della caccia alle balene.

Greenpeace decide di affrontare direttamente le navi baleniere. L'idea di base è semplice: posizionarsi con i gommoni fra le balene e le navi per bloccare la traiettoria degli arpioni. Come obiettivo, Greenpeace sceglie una flotta sovietica a caccia di capodogli nel Pacifico settentrionale. Le immagini dell'arpione che sfiora le teste dell'equipaggio per poi conficcarsi nella schiena di una balena, diventano un vero e proprio simbolo e quando la "Phyllis Cormack" fa ritorno in California, i membri dell'equipaggio vengono accolti come eroi. Nel 1982, l'IWC vota l'adozione di una moratoria sulla caccia commerciale alle balene che è tuttora in vigore.

L'affondamento della "Rainbow Warrior"

Nei dieci anni successivi, Greenpeace continua a crescere. L'organizzazione apre uffici in Europa e in Nord America e comincia ad occuparsi di altri problemi come quello dell'inquinamento chimico.

Nel 1985 viene affondata la "Rainbow Warrior", un vecchio peschereccio che Greenpeace aveva acquistato con l'aiuto del WWF e che prende il nome da una antica profezia indiana.

La "Rainbow Warrior" aveva da poco concluso l'"Operazione Exodus" sull'atollo di Rongelap, nel Pacifico: l'isola di Rongelap era stata infatti colpita dalle radiazioni dei test nucleari condotti dagli americani tra il 1948 e il 1956 e tra i suoi abitanti si riscontrava un'incidenza altissima di cancro alla tiroide, di leucemia e di malformazioni fetali. Su richiesta dei rappresentanti di Rongelap al Parlamento delle Isole Marshall, Greenpeace aveva acconsentito ad evacuare l'intera popolazione dell'isola nella più salubre isola di Mejato. Una volta terminata la missione, si era diretta verso Auckland, in Nuova Zelanda, in attesa di fare rotta per Moruroa.

La "Rainbow Warrior" non arriverai mai a Moruroa. Il 10 luglio 1985, quando mancano dieci minuti alla mezzanotte, due esplosioni squarciano lo scafo della nave ormeggiata nel porto di Auckland. La "Rainbow Warrior" affonda e Fernando Pereira, un fotografo di Greenpeace, rimane ucciso. Le esplosioni sono chiaramente il frutto di un atto di sabotaggio e l'attenzione cade subito sui servizi segreti francesi. L'inchiesta ufficiale non attribuisce responsabilità dirette al Governo di Parigi, ma due mesi dopo il sabotaggio il Ministro della Difesa Charles Hernu si dimette.

Questo evento, seppure tragico, ha dimostrato il ruolo sempre più importante di Greenpeace e del movimento ambientalista a livello internazionale.