Il mondo si aspetta che entro il prossimo dicembre 2009 vengano fatti concreti passi in avanti sul clima, così da gettare le basi per giungere ad un accordo di alto livello a Copenhagen. Greenpeace crede che i governi di tutto il mondo, e i Paesi industrializzati in particolare, debbano lavorare affinché sia raggiunto un accordo “salva-clima” ambizioso ed efficace, che permetta di conseguire i seguenti obiettivi imprescindibili:
- La temperatura media globale deve essere mantenuta ben al di sotto di un aumento di 2°C rispetto ai livelli pre-industriali, per evitare impatti climatici catastrofici
- Le crescita delle emissioni globali di gas serra deve essere fermata entro il 2015. Le emissioni devono essere ridotte drasticamente per arrivare il più vicino possibile allo ZERO entro il 2050
- I Paesi industrializzati, come gruppo, devono impegnarsi a ridurre le proprie emissioni di gas serra di almeno il 40% entro il 2020, rispetto ai livelli del 1990
- I Paesi industrializzati, come gruppo, devono impegnarsi a fornire risorse finanziarie addizionali ai Paesi in Via di Sviluppo pari ad almeno 110 miliardi di euro all’anno (fino al 2020) per supportare la transizione verso un sistema energetico pulito basato su fonti rinnovabili, per fermare la distruzione delle foreste tropicali, e per misure di adattamento agli inevitabili impatti del cambiamento climatico
- False soluzioni, pericolose e immature, come l’energia nucleare e la cattura e lo stoccaggio della CO2 da impianti a carbone (CCS) non devono rientrare tra le opzioni finanziabili all’interno del Protocollo di Kyoto per ridurre le emissioni
- La deforestazione (e le emissioni ad essa associate) deve essere fermata in tutti i PVS al più tardi entro il 2020. L’obiettivo “Deforestazione ZERO” deve essere raggiunto già entro il 2015 in Amazzonia, Congo e Indonesia.
Le richieste di Greenpeace per il vertice di Copenaghen (link ITA + ENG) sono state presentate ai Ministri italiani dell’Ambiente, dell’Energia e del Tesoro, oltre che al Premier Silvio Berlusconi. Greenpeace crede infatti che per giungere a un accordo stringente sia necessario che gli stessi capi di stato, che hanno i maggiori poteri decisionali, partecipino direttamente al vertice di Copenaghen. Ministri e altri delegati non sono infatti in grado di prendere le decisioni necessarie in quella sede, col rischio di concludere il percorso in un “nulla di fatto”.