Il carbone che brucia Enel è macchiato di sangue?

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News - 30 giugno, 2014
Enel risponde all’indagine che abbiamo commissionato sulla sostenibilità della filiera del carbone dalla Colombia, e sulle relazioni commerciali con due grandi aziende minerarie di pessima reputazione.

Enel ha finalmente deciso di intervenire in seguito alla pubblicazione dell'indagine che abbiamo affidato all’istituto di ricerca indipendente olandese SOMO, in cui si svela che l’azienda italiana ha rapporti commerciali con la statunitense Drummond e la Prodeco (di proprietà della svizzera GlencoreXstrata). Rapporti imbarazzanti, visto che i due giganti del carbone che operano in Colombia sono stati ripetutamente accusati di gravissime violazioni dei diritti umani e di aver commissionato omicidi e torture di sindacalisti e abitanti delle aree circostanti le loro miniere.

L'azienda ha risposto che: "Circa la natura dei rapporti specifici con le società citate, non vi è alcun dubbio che, qualora fossero riscontrate le accuse che vengono mosse dallo studio SOMO alla Drummond e alla Glencore (Prodeco), o più in generale una rilevante violazione etica, Enel non avrebbe alcuna esitazione ad agire nei confronti delle controparti e ad attuare tutte le determinazioni necessarie, come per altro già previsto nei rapporti che legano l'azienda ai propri fornitori".

Un cambio di atteggiamento e un passo avanti, dopo anni di silenzio e battaglie legali con la nostra associazione. Ora chiediamo a Enel di verificare la solidità e la fondatezza delle accuse contenute nel rapporto che abbiamo commissionato e di prendere i provvedimenti conseguenti in tempi brevi.

Le relazioni sono state certificate documentando la rotta di navi carboniere che hanno viaggiato fino ai porti che servono alcune centrali termoelettriche dell’azienda in Italia: nel 2013 Enel ha acquistato almeno 330.000 tonnellate di carbone dalla Prodeco e nello stesso periodo la Drummond ha fatto arrivare a Civitavecchia, La Spezia e Venezia cinque carichi di carbone dalle sue miniere colombiane.

Abbiamo chiesto a Enel di rivedere i suoi accordi con queste aziende: riteniamo che sia anzi un dovere, visto che Enel è una controllata pubblica che ha come maggior azionista il Governo italiano: intrattenere relazioni commerciali con aziende accusate di crimini efferati non è soltanto inaccettabile dal punto di vista etico ed ambientale, ma molto grave anche per la credibilità e il prestigio industriale del nostro Paese!

Leggi il rapporto!

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