Oggi festeggiamo 40 anni di campagne, di impegno e di vittorie. Ma quando siamo nati, con quell'azione partita il 15 settembre 1971, non filò tutto liscio. I nostri fondatori salparono sul peschereccio Phyllis Cormack alla volta di Amchitka, nel Pacifico settentrionale, per protestare contro un imminente test nucleare sotterraneo Usa. Dopo giorni di navigazione, tra discussioni interne e mare grosso, persero la bussola…e vennero intercettati e fermati dalla Guardia Costiera. Non riuscirono a fermare il test e la bomba esplose il 6 novembre. Ma fu l’ultima: il tentativo eroico di quel piccolo gruppo di attivisti, che fondò Greenpeace, conquistò le prime pagine dei giornali nordamericani e da allora Amchitka non fu mai più utilizzata per i test nucleari.

L’anno dopo Greenpeace organizzò una spedizione a Mururoa nell’Oceano Pacifico per protestare contro i test atomici in atmosfera della Francia. Arrivammo lì, riuscimmo a ritardare i test, impegnando l'esercito francese in schermaglie e inseguimenti. Le foto del pestaggio di David Mc Taggart, membro storico dell’organizzazione, fecero il giro del mondo. Finalmente nel 1975, la Francia smise di effettuare test atmosferici.

Il momento più tragico della nostra battaglia fu l’affondamento della Rainbow Warrior I che si trovava in Nuova Zelanda, in attesa di fare rotta a Mururoa per protestare contro i test atomici di profondità. Ma non arrivò mai a Mururoa. Il 10 luglio 1985, due esplosioni squarciarono lo scafo della nave ormeggiata nel porto di Auckland. La Rainbow affondò e Fernando Pereira, il fotografo di Greenpeace, rimase ucciso. Poi si scoprì che fu un atto di sabotaggio dei servizi segreti francesi.

Quando nel 1995 Chirac annunciò la ripresa dei test atomici sull'atollo di Mururoa, cessati nel 1992, Greenpeace tornò in azione. Io ero a Greenpeace già da due anni. Essendo di formazione fisico, il tema nucleare diventò da subito la campagna su cui mi misi a lavorare.

Fu eclatante la prima grande azione del 4 luglio con Gianna Nannini all’ambasciata francese a Piazza Farnese: in pochi attimi i climber di Greenpeace salirono sul balcone portandosi dietro la cantante mentre il suo gruppo suonava su un camioncino circondato da attivisti. Pochi giorni dopo fummo ricevuti dal Presidente Scalfaro che nel frattempo riceveva migliaia di cartoline e fax di protesta. Ottenemmo un  importante risultato: Scalfaro “da amico della Francia” criticò fortemente la decisione di riprendere i test atomici.

Anche in Italia una nave di Greenpeace rischiò di affondare, l'Alatair, e sempre a causa dell'esercito francese. Nell’ottobre 1995 la nostra Altair navigava nell’Adriatico . Venuti a sapere che una nave da guerra francese era Brindisi, organizzammo un'azione di protesta.  Partimmo all’alba con i nostri gommoni nel porto e gli attivisti si legarono agli ormeggi per non far partire la nave. Le facce dei militari francesi erano divertite mentre ci sparavano getti d’acqua e offrivano cioccolatini agli attivisti incatenati. Quei sorrisi, quando si accorsero che la nave che stava manovrando in porto aveva il logo di Greenpeace, si spensero di colpo. L’Altair ormeggiò parallela alla nave francese impedendole di levare l’ancora senza bloccare il resto del porto.

Dopo una mezz’ora di cannoneggiamento ad acqua, i commando francesi – in tenuta da guerra come a Mururoa – abbordarono la nostra nave lanciando lacrimogeni. Dovemmo scappare dalla cabina di guida a causa del fumo. I militari francesi misero indietro tutta e l’Altair indietreggiando cominciò a sbattere contro il molo. L’equipaggio di Greenpeace riuscì a fermare la nave che nel frattempo aveva subito uno squarcio.

L’azione – effettuata a fine ottobre poco prima di uno dei test atomici - oltre che in Italia ebbe un grande risalto in tutta Europa.  In quei mesi avevamo davvero mobilitato i cuori e le menti della maggior parte degli italiani, con sondaggi che superavano il 90% di opposizione ai test nucleari. Quest’anno, per la campagna referendaria del 12 e 13 giugno abbiamo organizzato azioni di protesta, per fortuna meno drammatiche, ma che hanno impegnato tutte le nostre energie. Dall'anniversario di Cernobyl alle azioni del Colosseo, Ponte Vecchio, Campanile di San Marco; la protesta de "ipazzisietevoi.org" e poi il bidone di scorie sulla Terrazza del Pincio; la scalata del balcone di Palazzo Venezia; lo striscione dello Stadio Olimpico durante la finale di Coppa Italia!

Come sapete bene, la campagna nucleare è quella con cui siamo nati ma non è l'unica: c'è la difesa del mare, la protezione delle foreste, la lotta agli OGM e per un futuro senza sostanze tossiche, il clima. Negli anni Greenpeace ha ottenuto tante vittorie ma ce ne sono alcune che rimangono a tutt'oggi fortemente impresse nella memoria di molti di voi: il trattato internazionale che protegge per cinquant'anni l'Antartide da esplorazioni petrolifere e minerarie, la messa al bando delle spadare, la moratoria internazionale sulla caccia baleniera, il divieto di sversamento di scorie nucleari in mare, la protezione di migliaia di ettari di foresta primaria.

A 40 anni, da gruppo di pochi attivisti siamo felici di constatare che siamo  cresciuti fino a poter contare su milioni di sostenitori in tutto il mondo. Oggi il nostro impegno è spostare risorse dai Paesi occidentali a quelli emergenti, dove l'urgenza e la gravità di eventi atmosferici estremi si scontra con il colpevole disinteresse dei governi ancora troppo legati a combustibili fossili e fonti di energia dannose per il clima. È anche in Cina, India, Africa che si gioca la partita per salvare il pianeta dai cambiamenti climatici, i cui principali responsabili restano i Paesi industrializzati.

Mai come nel 21esimo secolo l’unica pace possibile è verde: per evitare le guerre tra gli uomini bisognerà proteggere le risorse del pianeta.


Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace