Le negoziazioni internazionali sono cominciate già da qualche giorno a Cancun. Una delle cose su cui speriamo i governi riescano a mettersi d’accordo è il meccanismo REDD (Riduzione delle Emissioni da Deforestazione). Un accordo che consentirà di tutelare le ultime foreste tropicali del pianeta fermandone la distruzione. A causa della deforestazione, infatti, si emette circa un quinto dei gas serra a livello globale.

Per noi un buon accordo REDD è quello che riuscirà a proteggere la biodiversità, le persone e il clima. Uno cattivo, invece, consentirà a multinazionali senza scrupoli di utilizzare i fondi per proteggere le foreste come copertura e di non garantire reali tagli delle emissioni legate alle proprie operazioni forestali.


Facciamo un esempio: la Norvegia e l'Indonesia hanno proposto un accordo REDD per ridurre le emissioni di gas serra dell'Indonesia proteggendo foreste naturali e le torbiere, importantissimi depositi di carbonio,che il paese ospita.


Se il meccanismo funzionasse potrebbe essere una grande opportunità per proteggere quello che resta delle risorse forestali tropicali indonesiane ed essere utilizzato come modello di riferimento per futuri accordi di altri paesi. Alcuni elementi dell'accordo sono tra l’altro incoraggianti. Il fatto, ad esempio, che le emissioni che verranno “risparmiate” proteggendo un pezzo di foresta non potranno essere utilizzate per inquinare in un’altra parte del mondo. O ancora la moratoria, annunciata recentemente dal Presidente indonesiano, su nuove concessioni per convertire le foreste e le torbiere in piantagioni industriali per la produzione di olio di palma o fibre di cellulosa.

Il problema, però, è che la moratoria stabilita nell’accordo REDD tra Norvegia e Indonesia non sarà valida per milioni di ettari di foreste e torbiere che sono già state date in concessione dal Governo indonesiano negli ultimi anni. Ma quello che ci preoccupa di più è che proprio le multinazionali coinvolte nella distruzione delle foreste potrebbero essere finanziate con il fondo REDD messo a disposizione dalla Norvegia. E già. Per l’industria del legno se le foreste le abbattiamo, poi possono ricrescere e accumulare carbonio.

In Indonesia, inoltre, si lavora alacremente dietro le quinte governative per cambiare la classificazione delle foreste del paese. In questo modo sarà possibile dirottare i fondi destinati a proteggere le foreste su losche operazioni forestali.

Se queste saranno le regole persino i grandi criminali forestali come Sinar Mas e APP potrebbero continuare a distruggere e incendiare le foreste indonesiane per convertirle in piantagioni industriali e - incredibile a dirsi - essere finanziati per far questo con i fondi che hanno come obiettivo fermare la deforestazione.

Durante il mio viaggio in Indonesia, solo un anno fa, ho potuto vedere con i miei occhi le profonde ferite inflitte alle foreste indonesiane. Potremmo fermare tutto questo…se solo a Cancun la piantassero con le farse…se solo i leader dei vari paesi si accordassero per un REDD che riesca davvero a fermare la distruzione delle foreste primarie.

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Chiara Campione


(Greenpeace Italia, Responsabile campagna Foreste)