Lo scorso 13 gennaio il Comitato di Conformità (Compliance Committee) della Convenzione di Aarhus ha formalizzato alla Slovacchia le accuse per l’assenza di trasparenza e di adeguata consultazione del pubblico nel processo di costruzione di due nuovi reattori nucleari nella centrale di Mochovce, nel sud del Paese. Non lontano dai confini con Ungheria e Austria.

La procedura è stata avviata da Greenpeace, l’ONG Slovacca Za Matku Zem e due ONG Austriache, Global2000 e Ökobüro. La documentazione presentata è a questo indirizzo.


A questo punto, la palla passa alla Commissione Europea, responsabile dell’applicazione della Convenzione di Arhus negli Stati membri: a parte eventuali sanzioni alla Slovacchia, questo vuol dire che la costruzione dei due reattori è bloccata fino a quando non venga effettuata una valutazione d’impatto ambientale, e una consultazione del pubblico, degna di tale nome.

Anche se non sembra, è una storia che ci riguarda da vicino. Perché è l’italiana ENEL che vuol costruire - per conto della locale compagnia elettrica Slovenske Elektrarne - due reattori di progettazione “sovietica”. Una tecnologia che risale agli anni ’70 e che ovviamente manca di alcuni fondamentali requisiti di sicurezza, a cominciare da un “guscio” per proteggere la centrale da attacchi dall’esterno.

E sapete qual è il costo previsto per completare le due unità nucleari? Oltre 2,7 miliardi di euro per 800 MW di potenza. In proporzione, un costo superiore a quello che, secondo Enel, costa un EPR francese di Generazione III (4,5 miliardi per 1.600 MW). Una cifra assurda per un impianto di archeologia industriale sovietica...


Già nel 2008 Greenpeace, con una campagna internazionale, aveva bloccato il finanziamento di 800 milioni di euro concesso a ENEL da varie banche (tra cui Unicredit e Intesa) per costruire questa centrale obsoleta. ENEL ha deciso di andare avanti lo stesso con le sue risorse che sarebbero meglio impiegate investendo nelle rinnovabili. Il ritardo imposto dalla decisione della Convenzione di Arhus non sarà "gratis" e chissà se gli azionisti ENEL gradiranno."


Alessandro Giannì
Direttore delle Campagne Greenpeace Italia