I ladri colpiscono spesso al buio, di notte. E questa notte, un gruppo di ladri - USA, Russia, Canada e Venezuela - ha rubato  l’ultima speranza per un accordo mondiale per la protezione delle acque internazionali. L’Ocean Rescue Plan for the High Seas è stato affondato da chi vuole sfruttare fino all’esaurimento le risorse ittiche e i minerali del fondo marino, compreso il petrolio. Il nostro ministro “tecnico” Passera, che vuol riaprire alle trivelle i mari italiani, ringrazia commosso.

L’Ocean Rescue Plan era l’ultima cosa seria sul tavolo del vertice Rio+20, gettate a mare le ambizioni sulla Green Economy, sulla governance delle questioni ambientali, sull'accesso al cibo, i lavori dignitosi e troppo altro.

Cosa c’entra tutto questo con il futuro migliore che ci hanno promesso? Che c’entra con la Green Economy che dovrebbe garantire la compatibilità tra le nostre economie e un Pianeta con risorse limitate e sempre più prossime all’esaurimento? Forse qualcuno ha scambiato la green economy con la greenwashing economy, la sostenibilità con l’opportunità di ricoprire le vergogne di chi è responsabile dei danni inferti al Pianeta con qualche velo sottile.

Il fallimento epocale di Rio è la spia di una politica che non rappresenta più nulla, che non governa ma è governata dai grandi interessi (petroliferi, ad esempio). Per salvare il mondo ci vogliono veri leader e noi abbiamo a che fare con un branco di Tamagotchi. Purtroppo.

  Alessandro Giannì,
  direttore delle Campagne