Il vero spessore di un uomo non si vede nei momenti di comodità e convenienza bensì tutte quelle volte che affronta le controversie e le sfide”.

Questa famosa citazione di Martin Luther King descrive bene le storie e gli uomini che abbiamo incontrato lo scorso weekend, quando pescatori provenienti da Italia, Francia, Spagna, Grecia, Croazia e Cipro si sono riuniti ad Atene per scambiarsi idee, progetti e buone pratiche di pesca sostenibile nel Mediterraneo.

Dopo le riunioni tra i pescatori del Baltico e dell’Atlantico, il workshop di Atene è stato il terzo e ultimo appuntamento organizzato da LIFE, la piattaforma che rappresenta i pescatori artigianali dell’UE che pescano in modo sostenibile e con un basso impatto sull’ambiente.

Le storie che hanno condiviso con passione e orgoglio mi hanno commossa e ispirata, e hanno acceso una piccola speranza sul futuro della pesca mediterranea e italiana. Il settore è profondamente in crisi a causa del gravissimo declino degli habitat e delle risorse ittiche, decimate da anni di pesca intensiva e distruttiva e da politiche che hanno favorito i grandi “Monster Boat”, i mega pescherecci che hanno svuotato il mare e impoverito le comunità che dipendono dalle risorse del mare.

Scarsamente rappresentati a livello europeo e italiano - dove invece arriva potente la voce dei proprietari dei super pescherecci e di chi continua a usare metodi distruttivi - questi pescatori hanno deciso di unirsi, per far sentire la loro voce: rappresentano circa l’80 per cento dell’intero settore, ma subiscono il potere delle grandi lobby della pesca, che influenzano le politiche e godono della maggior parte dei sussidi e delle quote di pesca.

Questi pescatori stanno affrontando la più grande crisi globale che abbia mai investito il settore: oltre il 90 per cento delle risorse ittiche del Mediterraneo è pescato eccessivamente e per migliaia di pescatori europei il futuro e la professione sono pesantemente a rischio.

«Se non ci attiviamo subito, potremmo essere la prima generazione di pescatori che non sarà in grado di passare la nostra professione ai nostri figli», ha dichiarato Michalis Krossmann, un pescatore dell’isola di Armorgos (Grecia).

I pescatori presenti ad Atene hanno condiviso i loro straordinari progetti: azioni concrete e fondamentali che possono riuscire ad invertire la rotta. Hanno capito che solo investendo nella pesca sostenibile e nella tutela del mare e delle sue risorse possono sperare di creare un futuro migliore per sé e per le generazioni future. E sono i primi a difendere questi principi e a farsi “sentinelle del mare”, per garantire che vengano rispettati.

Piccole gocce di speranza, onestà e lungimiranza, che tanto servono a questo settore. Sono ad esempio le storie dei pescatori sardi di Su Pallosu, che hanno collaborato con scienziati e ricercatori per creare una riserva per il ripopolamento delle aragoste. In pochi anni, gli sforzi fatti sono stati ricompensati con un aumento delle catture del 500 per cento. E ancora le storie straordinarie dei pescatori di Torre Guaceto o dell’Isola di Pantelleria, che si sono auto- imposti delle regole per ridurre i giorni di pesca e garantire l’uso di attrezzi selettivi. Difficile elencarle tutte, ma sono state tante le buone pratiche messe in atto dai pescatori provenienti da tutto il Mediterraneo. Tutti condividono gli stessi problemi, le stesse difficoltà e lo stesso mare. E ora insieme vogliono e devono attivarsi per proteggerlo.

Questa è la pesca che vogliamo e questi sono i pescatori che dobbiamo difendere e aiutare con due mosse: garantendo la piena applicazione della Politica Comune della Pesca dell’Ue e dei suoi principi di sostenibilità ambientale, economica e sociale; vigilando affinché i finanziamenti pubblici ale settore vengano utilizzati per sostenere la pesca artigianale che opera con un basso impatto sull’ambiente , e per aumentare i controlli, la raccolta dati e la lotta contro la pesca illegale.

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Serena Maso - campaigner Mare Greenpeace Italia