Un paio di settimane fa l'Australia boccheggiava sotto una calura ardente, con incendi e temperature che hanno toccato punte superiori ai 50°C. Tutto finito. Adesso il paese dei canguri è ostaggio delle piogge torrenziali, causa di allagamenti, morti e disastri di vario tipo.

lunedì 4 febbraio 2013

Bushfire Aftermath in Australia © Tom Jefferson / Greenpeace

 
 
Almeno sei persone sono morte nel Queensland - il bilancio complessivo potrebbe superare però la dozzina di morti - la cui capitale, Brisbane, rischia di rimanere senz'acqua potabile per la chiusura dell'impianto di trattamento e potabilizzazione, allagato dai fiumi in piena. Sempre nel Queensland, nella città di Bundaberg, la piena ha raggiunto un picco di oltre nove metri e mezzo (9,53m per la precisione) con 7.500 sfollati. Mentre nel Nuovo Galles del Sud ci sono oltre quarantamila persone isolate e quattordici fiumi a rischio esondazione.
 
Purtroppo niente di nuovo, ma l'aspetto grave è che questi fenomeni stanno diventando sempre più frequenti. Come aveva predetto il climatologo Will Steffen in occasione delle devastanti alluvioni del 2011: "C'è definitivamente il rischio, ed è un rischio in aumento, che eventi come questo diventino sempre più frequenti man mano che il clima si scalda. Eventi che dovrebbero succedere una volta ogni cento anni, capiteranno ogni 20 o 30 anni a causa delle modificazioni del clima … e possiamo affermare con ragionevole certezza che questi eventi stanno diventando più frequenti e che saranno più frequenti in futuro".
 
Com'è noto le autorità Australiane, insieme a gran parte dei governi del Pianeta, di questi allarmi se ne sono altamente infischiati. Hanno continuato ad autorizzare l'apertura di nuove miniere di carbone - il peggior killer del clima tra i combustibili fossili - mentre un autorevole studio pubblicato su Nature Clima Change conferma che uno dei simboli dell'Australia, la Grande Barriera Corallina, non ha chances di sopravvivere se il riscaldamento globale dovesse superare i 2°C. Questo, nemmeno nelle più ottimistiche ipotesi di adattamento dei coralli. E stiamo tranquillamente andando oltre i 3°C a fine secolo....
 
Gli impatti sulla barriera corallina ci sono già e non si limitano ai fenomeni di sbiancamento (espulsione delle alghe simbionti) causati dalle temperature eccessive. Gli australiani continuano ad aprire miniere di carbone - ormai sono più di venti quelle vicino alla costa - e molte di esse sono state allagate dalle recenti alluvioni. Le acque portano in mare i suoli inquinati uccidendo dugonghi e tartarughe marine e soffocando i coralli della barriera.
 
La Grande Barriera Corallina è stata dichiarata  "Patrimonio dell'Umanità" dall'UNESCO che ha chiesto al governo Australiano di non aprire miniere che la mettano a rischio. La risposta del ministro dell'Ambiente alla richiesta del Comitato Mondiale? Autorizzare la costruzione di un nuovo terminale per le esportazioni di carbone.

Alessandro Giannì,

direttore delle Campagne