A trentun’anni dal disastro nucleare di Cernobyl, molte zone sono ancora contaminate, e Rosatom propone ancora nuovi pericolosi progetti nucleari.

di Rashid Alimov, Greenpeace Russia 

Un edificio in mattoni grigi con un busto di Lenin di fronte. Una scuola in Stariye Bobovichi nella regione russa di Bryansk.

Ci potrebbe essere qualcosa di nostalgico questa immagine, se non fosse per la sensazione di pericolo che fornisce. Quando Greenpeace Russia ha prelevato campioni di suolo nei pressi della scuola e di un club nessuno aveva avuto ancora evidenza della presenza di rifiuti radioattivi.

Attivisti provenienti da cinquanta tra città e villaggi hanno presentato i risultati alla Corte suprema russa lo scorso giugno, ma la corte si è schierata con il governo. Si sperava che le autorità avrebbero potuto mettere la zona in quarantena, almeno dove i bambini della scuola vanno a giocare. Ma non hanno fatto nulla. 

Stariye Bobovichi è una delle migliaia di comunità in Russia, Ucraina e Bielorussia dichiarate ufficialmente contaminate da Cernobyl. Recentemente, tuttavia, il governo russo ne ha aggiornato lo status di paese, sostenendo che la situazione è migliorata. Questa decisione ha privato gli abitanti del villaggio di appropriata vigilanza medica, delle assicurazioni sociali e della compensazione economica come vittime del disastro.

Mancando una seria assunzione di responsabilità, l'irresponsabilità cresce. Il governo ha unificato le diverse strutture dell’industria nucleare nella grande azienda Rosatom, che sta sviluppando ulteriormente le proprie rischiose attività sia in patria che all'estero.

Al centro di San Pietroburgo, è in costruzione una centrale nucleare galleggiante. I suoi due reattori saranno attivati prossimamente. Qualsiasi incidente nucleare in questa città avrebbe conseguenze tragiche per cinque milioni di abitanti.

L’autorità di sicurezza nucleare del paese ha recentemente dichiarato a Greenpeace che questo tipo di progetto va "oltre la sua competenza". Ciò è spaventoso, dato che, in seguito Cernobyl, nessun reattore nucleare poteva essere costruito a meno di cento chilometri da città con più di due milioni di abitanti. Nel 2014 questo divieto è stato revocato. Tra coloro che sostengono la posizione di Greenpeace ci sono anche gli esperti e il personale responsabile della gestione delle conseguenze della catastrofe di Cernobyl.

"Siamo assolutamente contro la centrale nucleare galleggiante" ha detto Vasily Nayda, capo della sezione di San Pietroburgo dell'Unione Cernobyl. "La centrale nucleare di Leningrado nei pressi della città, che ha lo stesso tipo di reattori come Cernobyl, è già sufficiente per noi, non ne vogliamo un’altra".

Evgeny Frolov, a capo del Gruppo Locale di San Pietroburgo dell'Unione Cernobyl, sottolinea che – a differenza del 1986, quando, per i venticinque anni successivi, il governo proibì ai responsabili della gestione della catastrofe di rivelare i dati – oggi sentiamo che non possiamo più nascondere la verità.

 

La “centrale nucleare galleggiante” è solo uno dei molti progetti pericolosi che Rosatom sta intraprendendo in tutto il mondo. Stanno accelerando i loro progetti a livello internazionale in più paesi, promettendo benefici finanziari, incentivi, tecnologie e “sicurezza garantita” avanzata. Ma un'analisi approfondita dei rischi dei progetti internazionali di Rosatom dipinge un quadro assai diverso. 

La visione dominata dalla sola ricerca di profitto di Rosatom ignora i disastri del passato e non ha alcuna intenzione di prevenire quelli futuri. Hanno dimenticato le lezioni di Cernobyl. Noi invece abbiamo imparato da Cernobyl e resisteremo a questa pericolosa irresponsabilità continuando a dire no al nucleare.