La libertà di espressione e di protesta è a rischio in vari Paesi del mondo e, tra questi, la Spagna.

La reazione spropositata della Marina Militare spagnola durante l’azione di protesta al largo delle Canarie dello scorso novembre è costata una brutta frattura a Matilde l’attivista italiana. Poteva finire molto peggio. Forse quell’episodio è però solo la punta di un iceberg: una legge in discussione nel Parlamento spagnolo, infatti, tende a limitare fortemente il diritto di manifestazione e di espressione del dissenso 

In questo quadro cade il processo, che inizia oggi in Spagna, a 16 attivisti di Greenpeace e a un fotoreporter indipendente, per una azione di protesta del 2011: avevano scritto su una torre di raffreddamento della centrale di Cofrentes la scritta “pericolo nucleare” e rischiano tre anni di carcere, oltre a una multa di 360 mila euro per Greenpeace. 

Nonostante un quadro politico assai critico per la libertà di espressione del dissenso, la Costituzione spagnola definisce all’articolo 45 la tutela e la conservazione dell’ambiente, che sono i motivi per i quali gli attivisti avevano manifestato. Colpire il dissenso che si esprime manifestando con striscioni e con l’obiettivo di mettere in evidenza criticità ambientali e di sicurezza, non è un segno di civiltà; al contrario, criminalizzare le espressioni pacifiche di dissenso è grave per la salute della democrazia. In questo caso in Spagna, Europa.

Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo Greenpeace Italia