Entra in azione insieme al tuo gatto e chiedi a Mars di garantire che nella sua ciotola non finisca #BadTuna!

Alcune delle marche di cibo per animali più famose al mondo potrebbero usare del “tonno cattivo”, #badtuna.  E quella preferita dal tuo gatto? Purtroppo non è solo tonno quello che troviamo nelle nostre scatolette o in quelle che diamo da mangiare ai nostri adorati animali.

L’industria del tonno è fuori controllo: si pesca troppo e con metodi di pesca distruttivi, che stanno portando le popolazioni di tonno verso il collasso, mettendo a rischio specie sensibili come squali e tartarughe. A rimetterci non è solo l’ambiente ma anche migliaia di lavoratori: diverse le inchieste giornalistiche che nel corso dello scorso anno hanno denunciato abusi dei diritti umani in queste attività.

La Tailandia è al momento sotto osservazione da parte dell’Unione Europea perché considerata a rischio di pesca illegale, con gravi violazioni dei diritti dei lavoratori sui propri pescherecci: rischia un bando totale delle importazione nei nostri Paesi. Al centro di numerosi scandali legati alla violazione dei diritti umani lungo le proprie filiere di produzione c’è Thai Union, uno dei principali produttori di tonno al mondo. Thai Union è da mesi oggetto di una campagna internazionale di Greenpeace #notjusttuna per l’adozione di metodi di pesca sostenibile e per il rispetto dei diritti dei lavoratori. In Italia la campagna Tonno In Trappola  chiede a Mareblu (controllata da Thai Union), di mantenere le promesse fatte nel 2012 per una pesca equa e sostenibile.

Questa storia non riguarda solo le scatolette che ogni giorno mettiamo nei nostri piatti ma anche quelle che utilizziamo per nutrire i nostri amati gatti. Thai Union, infatti, oltre a essere proprietario di marchi di tonno importantissimi per l’alimentazione umana,  produce ogni giorno centinaia di prodotti destinati agli animali. Ebbene sì, anche il cibo che diamo ai nostri amati felini potrebbe essere contaminato da storie di violazioni dei diritti umani, sfruttamento dei lavoratori e pratiche di pesca distruttive.

E il mercato del cibo per animali non è certo un “piccolo business”: solo negli Stati Uniti si consuma in cibo per gatti quasi il doppio del pesce utilizzato per il consumo umano! In Italia il mercato del cibo per animali da compagnia ha un valore che si aggira intorno ai 1.830  milioni di euro all’anno per oltre 544.000 tonnellate commercializzate solo nel 2014. C’è decisamente qualcosa che non funziona! Sicuramente da un lato dobbiamo iniziare a pescare meno e meglio, stabilendo dei limiti di pesca e eliminando metodi di pesca distruttivi, dall’altro vanno ripensati i nostri modelli di consumo, pensando da dove e a che costo arriva il cibo che utilizziamo per noi e per i nostri animali.

Mars è sicuramente più conosciuto per le sue famose barrette, ma forse pochi sanno che è il più grande produttore al mondo di cibo per animali e possiede noti marchi di cibo per gatti come Whiskas, Sheba o KiteKat in Italia. Ancora meno noto è che molti degli ingredienti a base di pesce provengono proprio dalla Tailandia e che una parte potrebbero provenire proprio dal colosso tailandese Thai Union. Un articolo del New York Times ha denunciato solo pochi mesi fa come dei prodotti commercializzati da Mars negli Stati Uniti provenissero proprio da alcuni stabilimenti di Thai Union in Tailandia, che utilizzavano pesce catturato da pescherecci coinvolti in episodi di lavoro forzato.

Ma come facciamo a saperlo?

La cruda verità è che è molto difficile sapere da dove provengono i prodotti ittici utilizzati nel cibo per animali. Le filiere sono poco chiare e pochissime le informazioni presenti in etichetta. Come possiamo sapere davvero cosa stiamo dando da mangiare al nostro gatto? Provate a guardare su un prodotto Whiskas: sapreste dire da dove arriva?

Abbiamo chiesto a Mars di essere trasparente e di dirci da dove arrivano i prodotti Whiskas commercializzati in Italia, mentre a livello internazionale Greenpeace lanciava una campagna online per chiedere a chi ama i gatti di aiutarci.  Ed ecco che grazie alle richieste dei consumatori, Mars ci ha risposto…. dicendoci ben poco! Ha ammesso di rifornirsi dalla Tailandia per il proprio cibo per gatti e di star verificando la tracciabilità delle catene di produzione di Thai Union, ma senza chiarire in che modo questo colosso - coinvolto in operazioni di pesca iniqua e distruttiva - sia coinvolto nella produzione del loro cibo per gatti e che tipo di misure abbiano messo in atto per garantire che le proprie filiere sono “pulite”. Inoltre non ci ha fornito nessuna informazione rispetto all’origine dei prodotti commercializzati in Italia.

Come possiamo essere sicuri che ciò che diamo al nostro gatto non sia stato “macchiato” da gravi abusi dei diritti dei lavoratori?

Chiedi con noi a Mars cosa finisce nel suo Whiskas!  

Davanti agli scandali emersi in Tailandia ci aspettavamo che un’azienda che ha tra i propri fornitori Thai Union si mettesse in allarme attivandosi in maniera immediata per verificare le proprie catene di produzione e investigare ogni tipo di abuso. Se Thai Union ad oggi non ha ancora affrontato in maniera adeguata e con azioni concrete i problemi verificatisi lungo le proprie filiere, che garanzie può dare Mars che i propri prodotti Whiskas siano totalmente “puliti”?

È ora che Mars dimostri di essere un leader mondiale anche nella sostenibilità ambientale e sociale dei propri prodotti per animali. I nostri gatti non vogliono mangiare #badtuna!

Giorgia Monti, responsabile campagna Mare Greenpeace Italia