Per fortuna è andato tutto bene! Era ovvio che raddrizzare questa balena d’acciaio avesse comportato dei rischi: troppi dettagli sconosciuti. Ieri, però, già da subito la notizia del “distacco” della nave dagli scogli ci ha levato un peso.

Tra mille rassicurazioni attendiamo notizie su cosa ha sversato il relitto: la stima iniziale era per 80.000 metri cubi di liquidi, certamente contaminati da metalli pesanti, idrocarburi, sostanze organiche e ftalati. Un elenco che si avvicina molto più di comunicazioni precedenti a quello stimato da Greenpeace nel rapporto “Toxic Costa”, pubblicato il 14 febbraio 2012, un mese dopo il tragico incidente del Giglio. Sappiamo di un efficace sistema di “contenimento” intorno al relitto, ma rilasci in profondità (noti peraltro dal marzo 2012) sono praticamente incontenibili. Le barriere utilizzate, infatti, non pescano oltre i cinque metri di profondità. In ogni caso il peggio è stato evitato. E adesso?

Una questione, ovviamente la più urgente per gli abitanti del Giglio e per chi ama questo mare, è il trasloco definitivo di questo relitto in un sito dove venga smantellato in piena sicurezza. Non sarà semplice. Non ci vogliamo sbilanciare rispetto alle opzioni che ogni tanto affiorano (Piombino, Palermo…) ma ovviamente bisogna fare presto: prima della prossima estate!

Come facciamo a evitare un’altra Costa Concordia? Questà è la seconda questione aperta. In un documento stilato a un anno dal disastro (“Dieci cose da dire sulla Costa Concordia”; guarda anche il video) abbiamo già ricordato che la lezione della Concordia non è stata appresa:
1. Le grandi navi turistiche continuano a minacciare realtà fragili e preziose del Paese, come la Laguna di Venezia;
2. A meno di sei mesi dall’incidente del Giglio un’altra nave, la “Mersa 2” (guarda il video), si è incagliata sull’Isola d’Elba in condizioni incredibili che fanno ipotizzare controlli assolutamente insufficienti sui trasporti marittimi. Eppure l’arcipelago toscano si trova in un’area delicata come il Santuario dei Cetacei.

Oggi, purtroppo, un’altra Costa Concordia è ancora possibile.

Alessandro Giannì, direttore delle Campagne