Crocetta è stato fulminato sulla via del catrame dagli interessi degli amici petrolieri. Da buon politico, ha firmato i nostri appelli contro le trivelle in campagna elettorale per poi rimangiarsi tutto davanti all’odore (presunto) dei soldi. Pecunia non olet: nemmeno se puzza di bitume come il famoso pozzo “Vega B”. Di lavoro ce ne sarà poco e di rischi, soprattutto per la pesca e per il turismo, molti.

Abbiamo presentato documenti precisi che smascherano l’arroganza dei petrolieri e di chi dovrebbe controllarli, ed ha proposto un “Piano Blu” per valorizzare il mare di Sicilia e per difenderlo da rischi che sono evidenti a chiunque voglia capire. Su questo piano, la giunta Crocetta ci ha promesso un tavolo di confronto che si è poi rimangiata. 

Crocetta ha scritto che “l'accordo è frutto di mesi di confronto nei quali sono stati attenzionati in modo particolare gli aspetti connessi alla tutela dell'ambiente”, ma quando si parla di trivellazioni la qualità degli studi di valutazione di impatto ambientale è discutibile, anzi pessima.

Ad esempio, quando abbiamo criticato lo studio di impatto ambientale del progetto Vela1,  abbiamo sottolineato che non si prendevano in considerazione incidenti rilevanti (tipo deepwater horizon). ENI rispose che questi incidenti sono impossibili e tuonò "escludiamo la possibilità che si verifichino incidenti rilevanti”, ma dopo una settimana gli è affondata la piattaforma Perro Negro 6 (della controllata SAIPEM) che stava eseguendo quelle stesse operazioni a pochi metri di profondità!

E per dovere di cronaca ricordiamo alcuni degli incidenti SAIPEM più recenti:

I siciliani adesso hanno tutti gli elementi per valutare chi è davvero il presidente della loro regione. Il verso è sempre quello: con i petrolieri, contro il mare di Sicilia.

Alessandro Giannì - Direttore Campagne Greenpeace