Era l'azienda a organizzare le manifestazioni "spontanee" dei suoi lavoratori contro Greenpeace.

"È l'ottobre del 2008. Manca poco più di un mese all'inizio della Conferenza sui cambiamenti climatici organizzata dall'Onu a Poznan, in Polonia. Greenpeace entra in azione a Genova il 26. Lo schema è collaudato. Alle prime luci dell'alba gli attivisti attaccano la Lanterna, simbolo della città, una nave carboniera e l'impianto termoelettrico dell'Enel. Sulla facciata della centrale, sotto il simbolo della società, scrivono "clima killer". Poche ore dopo la scritta viene oscurata da tre striscioni colorati: Andate a lavorare, Basta ecoballe e Quit Greenpeace. A srotolarli sono gli operai dell'Enel che manifestano contro l'azione degli attivisti verdi. Una contro-protesta spontanea, così la definiscono i dipendenti e la descrivono i giornali. Ma i fatti non sono andati proprio in questo modo. A provarlo sono le mail che i dirigenti dell'Enel si scambiano febbrilmente nelle ore e nei giorni successivi, temendo nuovi attacchi negli altri impianti a carbone".

Si legge così, in un articolo di Andrea Tundo pubblicato oggi sul sito del Fatto Quotidiano. Le mail cui si fa riferimento sono finite nel faldone di un processo che vede imputati i dirigenti della centrale Enel di Brindisi, per la dispersione di polveri di carbone dal nastro trasportatore e dal carbonile della centrale Federico II.
Il vaso di Pandora di questa vicenda è un computer, quello di Calogero Sanfilippo, responsabile della filiera carbone di Enel. Lì gli inquirenti hanno trovato materiale in abbondanza per sostenere l'accusa: che l'azienda era ben consapevole di stare inquinando l'area circostante la centrale, tanto da comprometterne del tutto la capacità produttiva agricola, e non ha operato per ridurre o annullare il danno; piuttosto, ha lavorato per occultarlo, cercando di comprare il silenzio di chi sapeva o era in condizione di avviare vertenze sugli impatti del suo carbone.



Ma dal computer di Sanfilippo, come ha scoperto Tundo, sono saltate fuori altre corrispondenze. Queste non diventeranno un caso giudiziario, non prefigurano illeciti, ma dicono molto, moltissimo su cosa sia Enel: un'azienda pronta a inscenare pagliacciate, a strumentalizzare i suoi lavoratori, a riproporre il feticcio stantio dell'antitesi "occupazione/ambiente" - che già in Italia ha mietuto troppe vittime e causato troppi danni - pur di continuare indisturbata a fare profitti a scapito della collettività. 

Una mail dell'ottobre del 2008 di Alessandro Zerboni, oggi Responsabile Relazioni con i Media Territoriali di Enel, indirizzata ai responsabili relazioni esterne delle macroaree, vale più di mille parole: "È di fondamentale importanza individuare cinque fidatissimi lavoratori per unità a carbone. Eleggere uno o due portavoce. Il personale dovrà essere formato e preparato all'azione. È importante gestire le relazioni sindacali, durante e dopo la protesta in quanto si tratta sempre di AZIONI SPONTANEE dei lavoratori, MAI ORGANIZZATE dall'azienda". I maiuscoli sono in originale, e qualcosa vorranno pur dire… Tanto che la spontaneità di queste attività Zerboni non sembra intenzionato a lasciarla al caso: "In caso di azione il capocentrale dovrà informare il proprio superiore, il responsabile di filiera, le relazioni esterne, l'ufficio stampa nazionale". Solerte, appronta anche un kit preconfezionato per la protesta ('SPONTANEA', va da sé) dei lavoratori: "STRISCIONI: numero 8, lunghezza 8/10 metri - altezza almeno 1,5 metri, formato orizzontale e verticale, font: scritti con pennello (minima larghezza per lettera 10 cm). No spray. Colore: preferibilmente blu scuro/verde scuro su fondo bianco. Scritte: ANDATE A LAVORARE, BASTA ECOBALLE, SIAMO VERDI DI RABBIA, uno o due a piacere in dialetto". Colpo di genio, per chiudere: "Due megafoni, dieci fischietti da arbitro e dieci trombe nautiche a bomboletta". Zerboni in altri tempi si sarebbe detto un situazionista.

Il materiale descritto in quella mail è stato effettivamente impiegato in almeno un paio di circostanze per contrastare le azioni di Greenpeace. E non si creda che tali preoccupazioni - pennelli, fischietti, trombette… - fossero appannaggio dei piani "bassi" dell'azienda, no no. "In staff meeting non era piaciuto "Quit Greenpeace"", scriveva a Sanfilippo il responsabile Area Business, Roberto Renon, all'indomani dell'azione di Genova, pregando per il futuro di concordare gli slogan degli striscioni 'dei lavoratori' con le relazioni esterne dell'azienda.
Dalla corrispondenza emerge come Enel fosse molto preoccupata, in quei giorni, di una nostra protesta presso la loro centrale di Piombino, all'epoca sotto la sfera di Luciano Martelli, responsabile delle relazioni esterne per il nord ovest.  Frenetici i preparativi per "accoglierci". Gli scriveva Gerardo Orsini, oggi Media Relations Manager di Viale Regina Margherita: "Vale la pena che tu vada direttamente sul posto per far sì che siano pronti al più presto gli striscioni, le dichiarazioni da fare, si trovi un portavoce che dichiari ai media. Se non puoi diccelo che andiamo da Roma". Martelli lo tranquillizzava, tutto era già in fase di preparazione. Greenpeace non si è mai più fatta viva da quelle parti… Lavoro sprecato.

Da questi stralci edificanti - si fa per dire - vengono una considerazione e una domanda, semplici semplici. La prima: Enel sarebbe un'azienda migliore se perdesse meno tempo, energie e soldi a montare finte proteste e si impegnasse invece a rispondere alle gravi accuse che le rivolgiamo: il suo carbone, in Italia, causa una morte prematura al giorno. Colpisce anche i suoi lavoratori, e i loro cari.
La seconda: cosa pensano i sindacati di come Enel strumentalizza biecamente i suoi dipendenti per inscenare conflitti fasulli, per non rispondere mai alle critiche che le indirizziamo?

Ops, dimenticavo… da queste carte viene anche una certezza, a futura memoria: la prossima volta che Greenpeace manifesterà in maniera pacifica e non violenta presso un impianto Enel e fulminee comparissero le dichiarazioni dei "comitati dei lavoratori", o magicamente nascesse una contro-protesta… bene, quel giorno ricordatevi di quanto scritto qui.

Andrea Boraschi, responsabile campagna Energia e Clima