Dopo due anni di indagini sul campo sulle attività illegali in Amazzonia, abbiamo lanciato ieri i risultati della nostra ricerca utilizzando cinque casi studio con i quali spieghiamo passo a passo come, in maniera un po’ troppo metodica, il legno tagliato illegalmente passa attraverso un vero e proprio meccanismo di riciclaggio: dalla falsificazione di documenti ufficiali alla corruzione di coloro che dovrebbero controllare. Non si tratta di semplice illegalità: queste pratiche sono causa di asprissimi conflitti per la terra e di episodi di intimidazione che arrivano fino alla violenza estrema, come nel caso dell’efferato omicidio di Suor Dorothy Stang.

Questo legno lo abbiamo “seguito” dalla foresta nelle segherie in Amazzonia, fino ai mercati dove viene esportato come Stati Uniti, Israele e in Europa (ed in Italia). Si tratta di legno illegale secondo le leggi Brasiliane, secondo quelle Statunitensi ed anche in Italia. L’ Italia ci ha messo più di un anno ad attuare la normativa europea che vieta le importazioni di legname e suoi prodotti derivati da qualsiasi Paese del mondo se proveniente dal taglio illegale. Fino a ieri nel nostro Paese  questa normativa non era stata ancora attuata.

Per questa ragione avevamo chiesto a chi ci segue di partecipare a un tweet bombing al Ministro delle Politiche Agrarie e Forestali, l’autorità competente nel nostro Paese per l’attuazione della normativa,  chiedendone l’immediata applicazione in Italia. Ed il Ministro ci ha risposto dopo poche ore e circa un migliaio di tweet:

 

Siamo contenti che il Ministro faccia finalmente questo annuncio. Ma dopo più di un anno di attesa e tanto ritardo da parte del Ministero ci piacerebbe che ci desse garanzie (magari in una comunicazione più estesa dei 140 caratteri consentiti da un tweet) sul fatto che il decreto non verrà stravolto al ribasso. Inoltre vorremmo sapere se verranno aumentate le risorse degli enti deputati al controllo come il Corpo Forestale dello Stato per consentire un monitoraggio efficace e l’applicazione delle sanzioni a chi sbaglia.

Mentre scrivo i nostri attivisti in Brasile stanno fermando le operazioni nello stabilimento di Pampa Exportaçoes, uno dei grandi “riciclatori” di legno sporco in Brasile che secondo le nostre ricerche esporta anche ad alcune aziende italiane.

Questo è il nostro lavoro. Denunciare e combattere contro questi crimini ambientali. Continueremo a farlo ma ora tocca anche al Ministro Martina (@maumartina) essere più chiaro e trasparente.

Ci #DicaQuando e come.

E se un tweet non basta gli chiediamo di incontrarci così potrà rispondere a tutte le nostre preoccupazioni.

Nessuno di noi, e sono certa neanche lui, vuole essere complice di questa disastrosa corsa al taglio dell’Amazzonia.

Chiara Campione - Responsabile campagna Foreste

 

Scopri perché non possiamo fidarci del legname amazzonico importato in Italia