Sono settimane concitate: mentre scrivo la Rainbow Warrior III sta solcando i mari del Mediterraneo; in continuità ideale con il lavoro che la Rainbow Warrior II ha svolto prima di lei, la nuova nave percorrerà il globo per contrastare lo sfruttamento indiscriminato delle risorse del Pianeta. Per tanti la Rainbow Warrior III è un’estensione di Greenpeace, dei nostri sogni, dei nostri ideali. E per dare voce ai sogni, ancora una volta, abbiamo chiesto aiuto ai nostri sostenitori, che hanno donato per permetterci l’acquisto di parti della nuova nave.

Ognuno di noi ha potuto acquistare e regalare idealmente un pezzettino della nave: una mamma ha contribuito con un pezzo di vela in nome di suo figlio, aiutando noi e regalando a lui l’augurio di volare sempre alto, sospinto dal vento; una signora ha comprato per sé e il proprio compagno un pezzo di ancora, per regalarsi stabilità anche nei momenti di burrasca. E ora i nomi delle migliaia di persone che in tutto il mondo hanno contribuito economicamente alla costruzione della nave viaggiano con lei, incisi su una parete.

Questo è il nostro modo per portarvi sempre con noi e nutrirci della vostra passione, che in mezzo all’oceano è la nostra forza.

Sono responsabile delle Relazioni con i Sostenitori di Greenpeace da più di un anno e c’è una giornata d’estate che spesso mi torna in mente. In ufficio aleggiava un’aria febbricitante, elettrica, carica di attese. Dalla mia postazione ho la visuale completa dell’ufficio, e guardavo le persone parlottare, muoversi, scambiare sguardi complici. Nessuno riusciva a stare fermo. A un certo punto rispondo a una telefonata; una delle tante telefonate che ricevo ogni giorno. Dall’altra parte il sostenitore mi chiede informazioni su una campagna, o forse chiarimenti sull’ultima volta che ha donato. Non me lo ricordo perché, a un certo punto, come un enorme boato, è scoppiato un urlo che ha percorso tutto l’ufficio, ed è arrivato in alto, e oltre la cornetta, e ha spezzato la conversazione.

Era arrivato in quel preciso istante il risultato dei referendum di giugno. Era il 13 giugno e avevamo vinto. Mesi di lavoro si concretizzavano davanti ai nostri occhi, e noi e il Paese stavamo facendo la storia: stavamo fermando per sempre il nucleare in Italia. Così, senza mai abbandonare il telefono, comunico al signore dall’altra parte della cornetta che avevamo appena vinto i referendum, e che quella che sentiva era la nostra esplosione di gioia. Pura e vera. Lui, che credo fosse rimasto un po’ interdetto per il trambusto improvviso,  gioisce con me e dice “Sono felice di sentire tutto questo entusiasmo per questa vittoria, grazie”. A me, che quel giorno ho avuto gli occhi lucidi più di una volta, è spuntata una lacrima di commozione. Avrei voluto rispondere “Grazie a te. Grazie a tutti i sostenitori che credono in Greenpeace e ci danno la forza per cambiare il Pianeta”.

Lavoro a Greenpeace perchè condivido la dedizione dei nostri sostenitori, il loro entusiasmo, la loro fiducia nelle tante campagne che portiamo avanti. Accolgo anche i loro spunti, le istanze, le richieste. I sostenitori sono il motore dell’associazione: ci sostengono economicamente, e ci incoraggiano, ci esortano, ci incitano a fare sempre meglio. Noi siamo la loro voce, i loro occhi e le loro braccia, e tutti insieme vogliamo cambiare il mondo, perché il futuro del Pianeta è nelle nostre mani.

  Irene Longobardi,
  responsabile Relazioni con i Sostenitori