Pete Willcox, al quale è stato negato il rilascio su cauzione e che ora rimane solo in cella in una prigione russa, è stato il mio comandante quando ero a bordo della Rainbow Warrior nel 1985.

Come membro dell’equipaggio, ha passato 5 mesi nel retro di una barca in Florida per convertire la “Warrior” da barca a motore a barca a vela, e lo ha fatto meravigliosamente. Pete è cresciuto in barca a vela e il mare per lui è come un secondo habitat: era la persona giusta per prendere il comando di un così grande progetto per Greenpeace. Aveva rifinito ogni aspetto delle modifiche fatte sulla nave. Ricordo che, durante le nostre navigate attraverso l’Oceano Atlantico, nel mezzo della notte stavamo seduti alla macchina da cucire, lui da un lato e io dall’altro, per riparare una vela strappata. Era meticoloso, sempre presente, una specie di radar quando si arrivava fare gli ultimi ritocchi alla sua meravigliosa nave per le campagne che lui stesso aveva “costruito”.

La prima missione della Rainbow Warrior fu di trasferire 350 persone della comunità Rongelap, originaria delle Isole Marshall, dalla loro casa, un atollo divenuto radioattivo, in un’isola al sicuro lontana 100 miglia. La loro terra era stata fortemente contaminata dalla pioggia radioattiva causata dai testi nucleari statunitensi negli anni ’50. Abbiamo fatto tre viaggi avanti e indietro tra l’isola nativa e la loro nuova casa, con la nave piena zeppa dalle persone e dei loro averi. Andavamo dentro e fuori la laguna, attraverso stretti passaggi e tra le barriere coralline, molte delle quali erano ancora sconosciute, navigando con persone sull’albero della nave e conducendo a prua e tutto accadeva senza intoppi, come se Pete avesse fatto il “conducente di autobus” ogni giorno per anni. La Rainbow Warrior era una grande barca a vela adatta a operazioni delicate come queste e Pete restava il tranquillo e calmo comandante che è preparato a tutto

Era lui il capitano della nostra amata Rainbow Warrior quando, nel 1985, fu bombardata dai servizi segreti francesi nel golfo di Auckland, nel cuore della notte, mentre la maggior parte di noi dormiva a bordo. Ci stavamo preparando per partecipare ad una protesta in Polinesia, dove i francesi stavano conducendo test nucleari. Subito dopo che la prima bomba era esplosa sullo scafo della nave a dieci minuti dalla mezzanotte, Pete era fuori dalla sua cuccetta chiedendo a tutti di abbandonare la nave. Quello che seguì fu un momento veramente difficile, soprattutto perché quella notte abbiamo perso il nostro compagno e membro dell’equipaggio Fernando Pereira. Era annegato dopo l’esplosione della seconda bomba a poppa.

Pete rispetta e comprende bene l’impegno personale e il rischio che ognuno di noi coscientemente corre navigando all’estero su una nave di Greenpeace. L’ha fatto quella volta e poi ancora. Pete crede che le nostre azioni contano davvero, questo è il punto. Dopo l’attacco alla Rainbow Warrior, subito si imbarcò nell’equipaggio di una delle piccole barche e andò comunque in Polinesia per protestare contro il programma francese di test nucleari, perché la “Warrior” non poteva più farlo.

Hollywood ha girato un film sul bombardamento della Warrior e sul ruolo avuto dal governo francese nell’ordinarlo e Pete ne era il protagonista. Era un film terribile, ma il premio oscar Jon Voight ha fatto un lavoro straordinario con l’interpretazione di Pete e tentò di ottenere cambi nella sceneggiatura in modo che la pellicola rispecchiasse meglio quanto era realmente accaduto.

Ho sempre pensato che le autorità francesi hanno fallito la loro missione non perché sono stati scoperti ma perché non avevano compreso cosa rende speciale il lavoro di Greenpeace, e perché la gente crede in Greenpeace. Fondamentalmente, sono le persone come Pete che rendono Greenpeace quello che è. Sul ponte della Warrior o rinchiuso in una cella in Russia, Pete rappresenta ciò in cui credono persone di tutto il mondo.

Pete ha navigato ai confini della terra per proteggere coraggiosamente e pacificamente ciò che rende possibile per tutti noi la vita su questo pianeta. Ha fatto tutto questo e ha cresciuto due figlie. Pete è veramente il nostro Capitan Fantastic.