Per oggi, almeno ufficialmente, giornata finita per i negoziati. Mi sono avventurato sulle linee ferrate dano-svedesi e sono arrivato a Malmo (di alberghi, a Copenhagen, manco a parlarne): tre quarti d’ora di viaggio tra metro e treno. Il famoso ponte sull’Oresund, lo stretto che separa la Danimarca dalla Svezia, non l’ho proprio visto. Buio pesto.

Per farla breve, al Bella Center, dove si tiene il Summit, non ci sono nemmeno entrato: la novità del giorno (in realtà minacciata sin da ieri) è che gli accrediti per le Associazioni non profit (NGO: Non Governmental Organisation) sono stati sospesi. Ufficialmente per i troppi arrivi (45.000 persone, dicono). Ma mi sa che si sono scocciati per le proteste dei giorni passati davanti ad alcune indecenti proposte di accordo (fasullo). E ora ci troviamo con un Summit che rischia di diventare una passerella a porte chiuse. Un po’ come isoliti G8 (o 20, ecc…), Davos, ecc…

Sempre ufficialmente, oggi al Summit non è successo niente di che. Ma sotto sotto, le trattative continuano. E come si suol dire, il paese è piccolo e la gente mormora. Il primo mormorio è che si sta discutendo di come salvare, assieme al clima, le ultime foreste. I cosiddetti meccanismi REDD (Reducing Emissions from Deforestation and Degradation) dovrebbero salvare gli ultimi polmoni verdi del Pianeta e per farlo presto e bene (Deforestazione Zero entro il 2020!) ci vogliono 40 miliardi di dollari l’anno. Al momento, le opzioni sul tavolo (i mormorii di cui sopra parlano di 3 documenti diversi) vanno dall’aria fritta (niente scadenze e molte benedizioni) a una riduzione della deforestazione del 50% entro il 2030. Come diceva la battuta del mio amico Franco, “mejo de na colica de peperoni” ma qui c’è poco da scherzare.

L’altro (corposo) mormorio è che una consultazione informale a livello di Ministri dell’Ambiente non è riuscita a trovare nessun accordo sui tagli alle emissioni di CO2. Non si schiodano dalla forchetta che (per l’orizzonte 2020) va dal 4% degli USA al 20% dell’UE: la scienza ci dice che bisogna invece ridurre del 40%. Il massimo del grottesco l’avrebbe raggiunto il Giappone chiedendo di bilanciare la scienza con la politica! Insomma, di truccare i dati. Che, d’altra parte, è proprio quello che il Giappone fa con la caccia baleniera, da tempo! E perché no pure con il clima, già che ci siamo?