E' una sera piovosa ed è ormai buio quando partiamo in convoglio verso il porto di Ijmuiden, in Olanda. Ad aspettarci la piattaforma GSP Saturn.
 
Veniamo da  diversi Paesi europei e nell'aria si respira una ferma e pacifica determinazione.
Il mostro di ferro  poggia su  quattro "gambe" che lo tengono ancorato al fondo del mare, e sono in atto i preparativi per il rimorchio fino al porto di Rotterdam, dove si adagerà' su una nave che la porterà mare di Pechora
 
Un ennesimo passo di Gazprom verso la forsennata e irresponsabile corsa all'oro nero, raggiungibile dal ghiaccio artico che si ritrae sempre più in fretta.
 
Il nostro obiettivo è impedire la partenza della piattaforma e lanciare un messaggio condiviso da più di 5 milioni di persone: fermiamo la follia di Gazprom, salviamo l'Artico.
 
Alle 23:00 comincia l'azione: i gommoni di Greenpeace ci portano sulla piattaforma, i climber si preparano a dipingere il messaggio Save The Arctic sulla struttura della piattaforma Gazprom e scalare “le gambe” per aprire un banner. Noi sommozzatori ci immergiamo per mettere delle catene sotto la piattaforma  e impedirle così di ritirare le gambe.
 
GSP Saturn è immobilizzata. Dopo molte ore, con l'arrivo della marea, i nostri climber si sono dovuti rassegnare a scendere e sono stati arrestati.
 
Ora, sebbene in ritardo, GSP Saturn è partita ed è  sulla rotta di Rotterdam. Da qui partirà per cominciare  a perforare i fondali dell’ Artico, ma la nostra battaglia non e' finita.
Sotto la piattaforma ho visto qualcosa di eccezionale: nel nulla, nell'acqua torbida del porto, una piccola stella marina, bianca come la neve, disperatamente aggrappata ad un pilone di sostegno della piattaforma. "Ecco, anche qui sotto non siamo soli!" ho pensato.
Come quella piccola candida e fragile stella marina, noi non ci arrenderemo.
Gazprom e i suoi partner devono essere fermati, l'Artico deve essere salvato.
 
Alex Montanari – Attivista Greenpeace