Dall’Ue arriva una buona notizia. A partire dal 2011 non si fabbricheranno più biberon contenenti bisfenolo-A. La decisione, presa dai rappresentanti dei 27 Paesi a maggioranza qualificata, è giunta solo dopo un lungo negoziato. E tutto ciò grazie alle battaglie di ambientalisti, consumatori e associazioni di tutela della salute che da anni hanno messo sottoaccusa questo composto pericoloso.

È di sicuro una prima grande vittoria per la salute dei nostri bambini. Il bisfenolo-A, infatti, è altamente pericoloso per l’organismo umano e interferisce col normale funzionamento del sistema ormonale. Recenti studi, poi, hanno messo in evidenza come questa sostanza abbia un potenziale impatto sul sistema nervoso e su quello immunitario, collegandola a una maggior frequenza del tumore della mammella.


Ma la misura presa dall’Unione europea è davvero sufficiente? In verità no!


Il bisfenolo-A, infatti, non si trova solo nella plastica dei biberon ma, ad esempio, anche nelle vernici usate dentro lattine e altri imballaggi per la conservazione di prodotti alimentari, bevande e prodotti farmaceutici.


Non solo. Una ricerca del 2005 condotta da Greenpeace, insieme al Wwf, aveva trovato tracce di bisfenolo-A nel sangue di donne in gravidanza e nel cordone ombelicale. Mentre l’estate scorsa abbiamo rinvenuto questa sostanza in tutti i campioni di sogliola pescati nel Santuario dei Cetacei, una zona di mare “protetta” compresa tra Liguria, Toscana e Costa Azzurra.
E pensare che proprio le sogliole sono un alimento molto comune in fase di svezzamento dei più piccini.


Altri Paesi del resto del mondo come il Canada, l’Australia e alcuni Stati Usa, hanno già messo al bando il bisfenolo-A non solo dai biberon, ma anche da diversi prodotti per adulti e bambini. Questa nuova restrizione dell’Ue è un passo importante ma per una reale tutela sanitaria bisogna fare di più.


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Vittoria Polidori

(responsabile campagna Inquinamento)