La foresta del bacino del Congo è il secondo polmone più grande del Pianeta. Oltre a purificare l’aria, fornisce acqua dolce e terre fertili alle popolazioni, ed è l’habitat dell’elefante delle foreste, il gorilla e oltre 3 mila specie di piante uniche al mondo.

Questa foresta di valore incalcolabile per tutti noi è minacciata principalmente dal taglio illegale di alberi pregiati che vengono abbattuti in operazioni forestali distruttive. Un commercio illegale che spesso vede coinvolta anche l’Italia.

L’Unione Europea ha approvato un importante regolamento, l’EUTR (European Union Timber Regulation), che a partire dal 3 marzo 2013 vieta il commercio in Europa di legname e prodotti derivati provenienti da pratiche di taglio illegali. Nonostante ogni Stato membro abbia l’obbligo di applicare questo regolamento attraverso l’emanazione di normative nazionali, l’Italia, dopo sei mesi, ancora non l’ha fatto: senza una legge italiana l’EUTR non ha nessun effetto nel nostro Paese.

Anche per il FLEGT (Forest Law Enforcement, Governance and Trade) siamo in ritardo. Questo importante regolamento, che stabilisce un sistema di norme per favorire il commercio di legno legale attraverso accordi bilaterali con i Paesi produttori, è stato promulgato dall’UE nel 2005. Otto anni fa! E in Italia non abbiamo ancora la normativa di attuazione nazionale.

Il Governo ha elaborato un disegno di legge che stabilisce l’applicazione in Italia dell’EUTR e del FLEGT entro maggio del 2014. Ci auguriamo che questa scadenza venga rispettata. Ma anche se lo fosse rischiamo ancora per più di un anno di introdurre in Europa legno proveniente dalla deforestazione illegale. Questo disegno di legge, inoltre, anziché promuovere buone pratiche facilitando il commercio legale, prevede di imporre una tassa all’import dai Paesi con cui abbiamo gli accordi FLEGT.

Anche senza normativa nazionale, le autorità sono comunque obbligate a indagare se entrano in possesso d’informazioni sull’illegalità di un carico. Dal 3 marzo noi di Greenpeace abbiamo già segnalato ben due infrazioni,in Belgio e in Repubblica Ceca e continueremo a fare le opportune ricerche affinché i regolamenti europei vengano rispettati.

Molti sono i problemi dell’Africa. Uno dei più gravi è lo sfruttamento insostenibile delle sue risorse, i cui profitti finiscono nelle tasche di poche persone. Le comunità locali sono le prime vittime; alla loro già precaria situazione economica si aggiunge anche la precarietà delle foreste dalle quali dipendono.

Ma siamo tutti noi ad avere bisogno delle preziose foreste, anche quelle che ci sembrano lontane. Da Greenpeace lavoriamo per mettere al primo posto gli ecosistemi forestali, importanti per le persone che ci vivono ma anche per l’aria che tutti noi respiriamo.

Esperanza Mora, campaigner Foreste @mora_espe