per blogQuando uno è stanco e ha freddo, di solito va a un bar. Per un caffé o, da queste parti, una birra. Visto che tra un pò ho un appuntamento alla stazione, sono entrato a cercare caldo e sollievo (cibo per la mente, non ho fame) in questo museo. Tranquillo, mentre fuori c'è un macello. Ho percorso le strade di Copenhagen e la cittá è piena di iniziative per salvare il clima, di poliziotti (senza cani) e ovviamente di attivisti.

Tra le tante iniziative, mi hanno colpito alcuni ragazzi che, vestiti da business man/woman stanno in piedi, con un mappamondo in mano, zitti, bendati e con vistose cuffie sulle orecchie. Non vedo, non sento, non parlo. Ma ho il mondo nelle mie mani. È un'immagine potente, che spiega anche quel che sta succedendo qui. Chi decide del nostro futuro può restare sordo e cieco, davanti alla prospettiva del disastro?

E per difendere il fortino dei pochi che hanno tutto (o credono di averlo) dai tanti che vogliono giustizia e futuro, ha senso usare le maniere forti? Come prevedibile, l'espulsione delle ONG ha avuto ripercussioni sgradevoli: scontri, arresti. Pare che pure la ministra Prestigiacomo sia stata bloccata per un'ora e il nostro Ambasciatore malamente perquisito.