In questi giorni JBS, il gigante della carne e della pelle brasiliana, ha firmato un nuovo impegno a rispettare l’accordo del 2009 per combattere la distruzione dell’Amazzonia.

A giugno 2009, infatti, in seguito alla denuncia di Greenpeace, JBS e altre aziende del settore si impegnavano a escludere dalla propria filiera i capi bovini provenienti da allevamenti coinvolti in deforestazione illegale, in fenomeni di lavoro schiavile o situati su terre indigene.
Purtroppo JBS ha continuato, per anni,  a non rispettare questo accordo: con la nostra inchiesta “Promesse infrante” abbiamo dimostrato che l’azienda acquistava bestiame da allevamenti che distruggevano la foresta amazzonica, contaminando la filiera di tutti i propri clienti.

La nostra protesta contro JBS è arrivata anche in Italia. Durante la Fiera LineaPelle di Bologna gli attivisti di Greenpeace hanno improvvisato un set fotografico di alta moda. Con lo slogan “Salvati la Pelle” abbiamo chiesto alle aziende italiane del settore di non essere coinvolte nel business di JBS e di non far finire nel mercato italiano i prodotti provenienti dalla deforestazione.

E forse ce l’abbiamo fatta. Finalmente, pochi giorni fa, l’azienda – basandosi  su un monitoraggio trasparente e indipendente - ha pubblicato un audit dei suoi  sistemi di approvvigionamento e un piano di lavoro per garantire che gli impegni presi nell’accordo del 2009 non saranno compromessi mai più.

L'allevamento bovino è il grande motore della deforestazione dell'Amazzonia. Secondo il governo brasiliano, il 62% delle aree deforestate diventano praterie per il bestiame. JBS è la più grande azienda al mondo nella produzione di proteina animale e ha la responsabilità di influenzare il mercato internazionale.

Questa buona notizia dimostra alle aziende brasiliane del settore che i clienti e il pubblico a livello internazionale non sono disposti ad accettare i prodotti coinvolti in fenomeni di deforestazione.

Greenpeace continuerà a combattere perché la carne e la pelle che arriva da noi non sia legata a questi fenomeni inaccettabili. Aiutaci a chiedere un’Amazzonia a Deforestazione Zero.

  Esperanza Mora,
  campagna Foreste