Dopo due giorni a Trapani, questa mattina l’Arctic Sunrise è partita per le Isole Egadi, dove si trova la più grande area marina protetta d’Europa. Insieme all’amministrazione abbiamo organizzato un workshop a bordo per parlare dei problemi della pesca artigianale locale. All’ancora fuori dal porto di Favignana,i nostri ospiti ci hanno raggiunto in gommone. “ Nessuna avventura, tutto tranquillo – mi dice Giuseppe, vecchio pescatore, mentre lo aiuto a salire. In mare siamo nati e in mare viviamo, sai quali tormente ho dovuto affrontare io?”

È evidente già dalle prime battute: i pescatori di Favignana di esperienza in mare ne hanno molta di più di molti di noi. Li abbiamo invitati a bordo - insieme a ricercatori, rappresentanti locali e associazioni - per farci raccontare le loro storie, i loro problemi e capire come il loro lavoro convive con un’area marina protetta.

Per Greenpeace il 40% del mare dovrebbe essere tutelato con riserve marine, mentre il restante 60% dovrebbe prevedere solo attività di pesca sostenibile. Tutto questo è possibile? Vogliamo scoprirlo nel corso del nostro workshop. I pescatori  di Favignana ci rispondono di si, con nostra grande sorpresa nessuno è contro l’istituzione dell’Area marina protetta, anzi ci dicono che alcuni di loro ne sono stati proprio i promotori. Per loro la ragione è semplice: in questo modo si possono tutelare la risorse, stabilire regole precise per evitare la pesca distruttiva in aree sensibili e garantire ai piccoli pescatori locali la sopravvivenza.

“Perché di sopravvivenza si tratta - ci dice Giuseppe. - Favignana vive di pesca, pescare è l’unico mestiere in una terra fatta di mare. Ma oggi è difficile. Si va in mare e si prende sempre meno pesce, troppe regole per chi le rispetta e troppo pochi controlli per la pesca illegale che sta spazzando via le risorse di cui viviamo.”

L’Europa? Troppo distante dalle esigenze dei piccoli pescatori, nessuno che li ascolti, nessuno che capisca. “Le regole sono fatte per i mari del nord – continua Giuseppe - ma chi conosce davvero come funziona nel Mediterraneo? Le particolarità della piccola pesca locale? Nessuno.” Come dargli torto. Il nostro stesso Ministero, che dovrebbe far sapere a Bruxelles la loro realtà, non la conosce e loro senza nessuno che li rappresenti e le difenda subiscono le conseguenze di leggi fatte senza sapere.
Ci raccontano, per esempio, che rischia di perdersi un’arte da pesca antica e fatta da generazioni con un attrezzo che loro chiamano il tartarone, usato da una decina di barche e solo in certi periodi dell’anno senza impatto sull’ambiente marino ma che adesso è vietato. Gli rispondo che questa è una realtà comune a tanti piccoli pescatori europei, dalla Grecia alla Spagna e che proprio per questo stiamo facendo il nostro tour con l’Arctic Sunrise: vogliamo che la loro voce venga ascoltata dai loro rappresentanti fino a Bruxelles. Ecco perché ieri a bordo avevamo tra i nostri ospiti il Governo regionale e il Direttore generale del ministero della Pesca.

“Il nostro problema più grande è lo strascico”, dice uno dei pescatori senza paura. È una cosa che sappiamo bene, ma a Trapani nessuno aveva voluto dirlo…invece qui il coro di voci si alza. In molti denunciano che lo strascico sotto costa, troppo spesso in aree dove è illegale, sta distruggendo la loro pesca perché prende tutto quello che può e poi ributta a mare la maggior parte del pesce, morto, come scarti…sono di troppo poco valore per loro ma preziosissimi per questi pescatori locali. Ci spiegano anche che lo strascico sta distruggendo la posidonia, il polmone dell’isola, fondamentale per la riproduzione e la vita della maggior parte delle specie locali che loro pescano. È fantastico ascoltare quanto questi pescatori conoscano il loro mare, come se ne preoccupino e ne conoscano i problemi e sappiano bene che cosa bisogna fare per ripopolarlo.

Vogliono continuare a pescare come hanno fatto i loro padri e i loro nonni, con attrezzi che hanno un minimo impatto sull’ambiente, prendendo pesci adulti e secondo le stagioni. Per questo hanno bisogno di essere appoggiati dalle amministrazioni locali, da chi deve fare i controlli per fermare la pesca illegale e dall’Europa che adesso deve decidere se privilegiare l’accesso alle risorse di questi pescatori e fermare la pesca distruttiva o lasciare che il mare si svuoti per sempre.

A fine mattina il workshop finisce ma non il nostro dialogo con i pescatori, vogliamo continuare a parlare con loro e portare la loro voce lontano. È la prima volta che mi sono trovata con dei pescatori a bordo di questa nave. E’ proprio come dice il capitano, Daniel, l’Arctic  è la nave di tutti coloro che vogliono proteggere il mare! Sostieni chi pesca sostenibile.