Sembra sia passato un secolo, eppure fino a poco più di un anno fa ancora si dibatteva di nucleare. E avevamo opinionisti, industriali ed esponenti di primo piano dell’economia e della scienza che ne sostenevano l’ineluttabilità. Cos’è successo nel frattempo? Che l’espansione delle rinnovabili ha fatto un salto a cui nessuno credeva, con oltre 9 mila megawatt (MW) di fotovoltaico installati in un solo anno. Il risultato è stato che – complice la stagnazione dei consumi elettrici per la crisi – l’aumento repentino di energia verde ha fatto scoppiare la “bolla del gas”: in passato sono stati costruiti troppi impianti che ora funzionano poco e creano problemi economici alle aziende elettriche. 

Oggi è in atto un vero conflitto tra rinnovabili e fossili sulla rete elettrica. Il governo, per spinta del ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, sta cercando in tutti i modi di bloccare le rinnovabili con la burocrazia e tagliando gli incentivi. La stampa filo-fossili attacca gli incentivi alle rinnovabili, ma la verità è questa: gli aumenti di questi anni sono legati soprattutto all’aumento del prezzo del petrolio che trascina con sé quello del gas.

Ma non avevamo assolutamente bisogno del nucleare? Per l'energia dell'atomo le cose non vanno meglio fuori dall'Italia. Nel Regno Unito il Times riporta, da “fonti francesi”, le nuove stime per i reattori EPR promossi dalla francese EDF  – che, in collaborazione con ENEL, doveva costruire 4 reattori EPR in Italia – e si tratta di cifre esorbitanti: 7 miliardi di sterline. In euro fanno 8,6 miliardi: qualcosa di più di quanto l’amministratore delegato di ENEL Fulvio Conti raccontava agli italiani (diceva 3,2-3,5 miliardi nel 2008, poi saliti a 4 e poi ancora a 4,5!!!).

Analoghi aumenti dei costi si registrano in altri Paesi, dalla Lituania agli USA. E non è finita. L’incidente di Fukushima costringerà a rivedere seriamente i progetti nucleari e a farne lievitare i costi. In Giappone, nel frattempo, tutte le centrali nucleari sono state chiuse per revisioni di sicurezza e crescono le polemiche per la progressiva riaccensione annunciata dal governo giapponese.

Torniamo all'Italia. Dopo i risultati del referendum, Conti ha annunciato che adesso si punterà sul carbone e, in effetti, la quota a carbone di ENEL è aumentata al 41% grazie al pieno regime della centrale di Civitavecchia. È questo il futuro che vogliamo? Un futuro che provoca danni sanitari equivalenti a una morte prematura al giorno?

Abbiamo una domanda da rivolgere al prossimo governo e, quindi, ai partiti che tra un anno andranno alle elezioni: che senso ha la quota di controllo dello Stato (attraverso il Ministero del Tesoro) del 30% di un’azienda come ENEL? Un'azienda che nel perseguire i suoi legittimi interessi di società privata, scarica sulla società costi ambientali e sanitari come quelli rappresentati dall’analisi di SOMO e sintetizzati nel rapporto di Greenpeace?

Gli italiani, secondo tutti i sondaggi, sono largamente a favore di rinnovabili ed efficienza. E la strada del futuro è quella, non il rilancio del carbone. Il viceministro del Tesoro, Vittorio Grilli, di recente ha affermato che per rinnovare le idee è necessario un cambio generazionale: bene, perché non cominciamo dal vertice di ENEL?

  Giuseppe Onufrio,
  direttore esecutivo di Greenpeace Italia