Come interpretare i dati relativi alle centrali a carbone che arrivano dagli Stati Uniti in questi giorni? I freddi numeri parlano molto chiaro: nessun nuovo cantiere di centrale a carbone aperto nel corso del 2010, 38 gli impianti la cui costruzione è stata abbandonata o rinviata sine die, ben 48 le centrali di cui è stata annunciata la chiusura per un totale di circa 12.000 MW!! Sono dati importanti, ancora di più se si considera che provengono da un Paese che da sempre si affida al carbone per produrre una percentuale importante della sua energia.

Certo, gli Stati Uniti stanno conoscendo una vera rivoluzione del sistema energetico interno grazie all’enorme sviluppo dei giacimenti di gas “non convenzionale” (shale gas). Questo porterà a una progressiva sostituzione delle fonti fossili tradizionali, come petrolio e carbone, col nuovo gas prodotto in abbondanza sul territorio statunitense.

Ma forse ciò non basta, ci piace pensare, a giustificare un così repentino abbandono del carbone. Forte accelerazione delle fonti rinnovabili, ostilità crescente delle comunità locali, contrazione dei consumi a causa della crisi, standard di efficienza più stringenti in molti Stati federali hanno senz’altro avuto il loro ruolo nel frenare gli investimenti nel carbone.

L’auspicio è che questo “vento” anti carbone giunga presto nel nostro Paese dove ancora troviamo imprese  “illuminate”, tipo Enel,  disposte  a investire in questo tipo di centrali.

Domenico Belli

Responsabile campagna Energia e Clima