Industria della pesca 1, tonno rosso 0. La riunione annuale dell’ICCAT (Commissione Internazionale per la Conservazione del Tonno) si è chiusa anche quest’anno con un risultato “nero” per il tonno rosso. Per l’ennesima volta, la Commissione che dovrebbe occuparsi di “conservare” questa specie, non è riuscita a mettere insieme un piano accettabile capace di salvare uno degli stock più sfruttati dei nostri oceani, il tonno rosso dell’Atlantico!

Nel 2011 i pescherecci torneranno in mare per pescare ben 12.900 tonnellate di tonno, solo 600 tonnellate in meno rispetto all’anno scorso!


Sapete che cosa significa? Che con queste quote le chance di recuperare gli stock entro il 2022 non superano il 70%, o se preferite il rischio di collasso della specie è pari al 30%., I governi di tutto il mondo, in prima fila l’Italia, hanno deciso che dare al tonno rosso una possibilità del 70% sia sufficiente! Assolutamente inaccettabile, visto che è come decidere di prendere un aereo che ha il 30% di possibilità di cadere. Un rischio troppo alto, non vi pare?

Eppure l’Europa, che si era impegnata a un recupero di tutte le risorse ittiche entro il 2015, adesso accetta - proprio per una delle specie chiave dei propri mari - che i tempi si allunghino e le possibilità di recupero diminuiscano! La quota annunciata, infatti, non garantisce affatto il sicuro ritorno dello stock a livelli così detti di “buona salute”.

Anno dopo anno la storia si ripete: nessuna tutela delle aree chiave di riproduzione per questa specie, nessuna chiusura provvisoria della pesca per permettere un sicuro recupero degli stock. Nonostante le frodi più volte denunciate, quote per troppo tempo fissate oltre i limiti indicati dalla comunità scientifica e migliaia di tonnellate di tonno pescate illegalmente, la caccia all’ultimo tonno continua!
Dopo il nulla di fatto alla CITES a marzo, dove non si era riusciti a bloccare il commercio internazionale di questa specie, questo è l’ennesimo fallimento di una gestione della pesca che punta al profitto e non prende minimamente in considerazione la sostenibilità! Andando avanti così, il rischio di precipitare diventerà un certezza.


E se per il tonno rosso la situazione è nera, non se la passano molto meglio i tonni degli altri oceani, anch’essi pescati in maniera del tutto sconsiderata e con metodi distruttivi. Greenpeace dal Mediterraneo agli Oceani tropicali lotta per salvare gli oceani e i suoi abitanti – non possiamo più attendere, i nostri oceani hanno bisogno di essere tutelati ora!


E come conclude il servizio di pochi giorni fa su Leonardo dedicato proprio al nostro lavoro per la sostenibilità del tonno i scatola: “uomo avvisato, tonno salvato”.


Giorgia Monti

(Responsabile Campagna Mare, Greenpeace Italia)