Nel 1999 l’antica terra dei Deni, una tribù indigena della foresta amazzonica, viene venduta illegalmente a un’azienda per l’estrazione del legno. Dopo aver atteso invano per tanti anni una risposta dal governo brasiliano per il riconoscimento delle loro terre, i Deni chiedono aiuto a Greenpeace.

Entriamo in contatto con loro e nel 2000 parte la nostra spedizione a bordo della nave Amazon Guardian: i Deni e gli attivisti mandano insieme un messaggio alla multinazionale del legno chiedendogli di andare via.

Nel 2001 un team di Greenpeace va a vivere con loro e organizza corsi di formazione sul’utilizzo di GPS e altri strumenti di demarcazione. Si aggiungono anche tredici volontari venuti da tutto il mondo che li aiutano a delimitare la zona per proteggerla dai deforestatori.

La reazione del governo brasiliano non si fa attendere: a Greenpeace viene ordinato di abbandonare la demarcazione; minacce di prigione per gli attivisti. Ma i Deni rispondono che siamo loro ospiti e noi dichiariamo che della demarcazione si stavano occupando loro, che sapevano farlo mentre noi…preparavamo soltanto da mangiare.



Alla fine il Ministro della Giustizia offre un accordo: se i nostri volontari avessero lasciato il territorio, lui avrebbe firmato un decreto che riconosceva ai Deni il diritto alla terra. Felicissimi accettiamo l’accordo e facciamo la nostra parte: la nostra nave si trasferisce da un lato all’altro del fiume che segna il limite geografico del territorio Deni. Noi ci spostiamo di 100 metri mentre al governo toccherà riconoscere una meravigliosa area di 1,6 milioni di ettari come proprietà del popolo Deni.

Pochi giorni fa, a dieci anni da questa vittoria, i nostri amici Deni hanno festeggiato con una cerimonia sul fiume Xeruan. Ci hanno donato un libro scritto in lingua Deni con immagini delle scuole, dei bambini sorridenti, delle canoe piene di pesci e con i loro piani per un futuro ricco e sostenibile. Ci hanno inviato una lettera di ringraziamento in cui considerano Greenpeace un sostegno fondamentale per la loro comunità.

Questa storia è a lieto fine. Ma c’è una minaccia all’orizzonte: la definitiva approvazione del nuovo Codice Forestale.

In Brasile ci sono diversi esempi di territori indigeni circondati da piantagioni di soia e da allevamenti che inquinano le acque dei fiumi con pesticidi ed erbicidi. Spesso, poi, gli allevatori oltrepassano i limiti delle riserve.

Purtroppo il nuovo Codice Forestale, invece di aumentarla, rischia di ridurre la protezione di questo ecosistema. Mentre nella capitale brasiliana le negoziazioni vanno avanti, Greenpeace continua a seguirle da vicino e a chiedere al Presidente Dilma Rousseff di salvare l’Amazzonia e la sua straordinaria biodiversità.

 

Esperanza Mora, campagna Foreste