Processo a Brindisi contro Enel

News - 28 maggio, 2013
Si apre oggi un nuovo capitolo giudiziario dello scontro legale contro Enel con l’apertura di un processo che vede imputati 13 dei nostri attivisti. Il motivo? In concomitanza del G8 del luglio 2009, gli attivisti – di cui uno solo italiano – avevano protestato pacificamente e in maniera non violenta presso la centrale Federico II di Cerano. Enel si è costituita parte civile nel procedimento, chiedendo un prima quota di risarcimento di 200.000 euro che anticiperebbe un totale di 1,2 milioni di euro.

Eppure due anni dopo la nostra azione, nel 2011, è stata l’Agenzia Europea per l’Ambiente a stabilire che la centrale a carbone Federico II è l’impianto industriale più inquinante d’Italia,
diciottesimo nell’Unione, perché causa su base annua 119 morti premature e danni economici compresi tra i 536 e i 707 milioni di euro.

La nostra campagna di denuncia degli impatti ambientali e sanitari del carbone di Enel va avanti da anni. Enel non ha mai risposto nel merito dei dati che abbiamo diffuso e che segnalano come le sue centrali a carbone – oltre a rappresentare la principale fonte di emissioni di gas serra in Italia – siano causa di centinaia di morti premature e di danni per miliardi di euro ogni anno.

L’azienda, per il 31 per cento controllata dallo Stato, ha scelto la strada della “guerriglia legale” e finora ha già perso due volte: la Magistratura ha decretato come i dati sostenuti da Greenpeace siano veridici e fondati e come i modi e le forme della sua campagna siano legittimi e commisurati alla gravità delle denunce. La nostra campagna non si fermerà né tanto meno verrà compromessa dalle minacce di risarcimenti milionari che l’azienda ci muove.

Anzi. A ogni processo ribadiremo le nostre richieste all’azienda:
- ritirare ogni progetto di nuova centrale a carbone in Italia;
- dimezzare la sua produzione elettrica col carbone entro il 2020, fino a portarla a zero entro il 2030;
- sostituire questa quota di produzione con energia pulita dalle nuove fonti rinnovabili, con le quali Enel, oggi, produce in Italia meno del 2 per cento della sua elettricità.