Faiza: "L'incertezza mi sta facendo impazzire"

News - 3 ottobre, 2013
Testimonianza dal carcere di Murmansk: Faiza Oulahsen, una dei FreeTheArctic30 accusata formalmente di pirateria, racconta in una lettera l'angoscia di queste assurde e interminabili giornate in cui l'unica cosa certa è l'incertezza.

Ciao Sanne,

oggi è sabato 28 settembre credo, circa mezzogiorno. Dopo nove giorni che sei rinchiuso e tagliato fuori da tutte le comunicazioni tendi a perdere la cognizione del tempo. Sono stata rinchiusa sulla nave da giovedì 19 settembre alle 18.30 fino a martedì sera.

Poco prima che fossimo portati a riva, Mannes e io abbiamo parlato col nostro Console, Martin Groenstege. Un uomo gentile che ci ha dato speranza. Dopo che gli abbiamo riferito la  nostra situazione lui ci ha messo al corrente del lavoro che Greenpeace sta facendo per aiutarci. È stato davvero commovente da ascoltare! Ed eravamo molto felici di sapere che non siamo stati dimenticati.

 

Circa due ore più tardi è arrivato un traduttore con alcuni di agenti FSB (il vecchio KGB) per dirci che stavano per portarci a terra e avevamo dieci minuti per prendere tutte le nostre cose. Ci hanno detto che ci servivano cose solo per 24 ore. Mi sono precipitata nella mia stanza dove ho potuto fare una telefonata veloce a Ben per informarlo che in pochi minuti saremmo stati portati a terra al “Dipartimento di Investigazione”. Poi ho ripreso a fare la valigia e ci ho messo dentro la giacca, i guanti, della biancheria intima, 2 coperte, gli occhiali e lo spazzolino da denti. Ora, dopo quattro giorni, rimpiango di non aver preso più vestiti puliti.

Martedì siamo tornati sulla nave per circa mezz’ora, insieme alla Guardia Costiera, divisi in due gruppi. Dopo mezz’ora di navigazione siamo stati portati a terra dove finalmente ho avuto dieci minuti per stare fuori e respirare aria fresca. Dopodiché siamo stati portati in autobus all’ufficio principale del FSB, almeno credo. Dopo l’arrivo sono stata fra i primi ad essere ascoltata in ciò che credevo sarebbe stato un interrogatorio. Lì mi sono seduta, su una sedia in una stanza fredda, di fronte a una donna impegnata a scrivere al computer. Accanto a me c’era un’interprete, una giovane donna, che a quanto pare aveva studiato inglese. All’improvviso è stata chiamata dentro dagli agenti del FSB, insieme a pochi altri, e sembrava che non avessero molta scelta se non collaborare. Lei mi ha detto che bisognava compilare un verbale scritto sull’incidente. Ho richiesto un interprete olandese e mi è stato risposto che non era possibile.

Ho dichiarato che avrei fornito volentieri le mie generalità, ma che non avrei aggiunto altro in assenza di un avvocato. “È solo un verbale” hanno risposto. Ho riso e ho ribadito che volevo il mio avvocato. Ho dato loro i nomi e i numeri di telefono dei nostri due legali. Dopo un po’ Vladizlav, il mio avvocato, è arrivato.

Intorno a mezzanotte sono stata ricondotta con il resto del gruppo. In quel momento alcuni di noi sono stati ammanettati e portati via. Dopodiché dovevamo essere incarcerati presumibilmente per 48 ore. Una cosa orribile dato che  eravamo già stati trattenuti per cinque giorni sulla nave. In manette siamo stati portati via in gruppi in tre edifici diversi. Al nostro arrivo siamo stati messi in una cella insieme a sei donne del nostro gruppo. Ci è voluto un po’ prima che fossimo chiamati uno a uno per la visita medica; dopodiché ci siamo semplicemente buttati per terra o sui tavoli di legno, perché eravamo distrutti dalla stanchezza.

Alle 5 di pomeriggio circa  e dopo avermi preso le impronte digitali, sono stata portata in cella. Dopo un po’ sono arrivati anche Camila e Alex. La cella era gelida e le luci sono state tenute costantemente accese.

Il giorno seguente siamo tornati di nuovo in quell’ufficio. La notte prima ero stata informata che sarei stata accusata di pirateria e altre storie inventate. Mi dicono chi sono i capi della squadra di investigazione – naturalmente redatto in un documento russo. Ho richiesto una traduzione scritta e una copia del documento originale. Mi è stato risposto che doveva essere il mio avvocato a chiederlo al “Generale a Mosca”. A fine giornata sono stata riportata in cella.

Il giorno seguente, giovedì 26 settembre, è stato veramente pesante. Siamo stati di nuovo trasportati in autobus, ma questa volta all’interno di una gabbia metallica chiusa a chiave, come animali, fino all’ufficio del FSB.

Lì siamo stati messi all’interno di gabbie chiuse a chiave e abbiamo aspettato l’udienza. Un trattamento veramente disumano.

Al termine delle prime udienze siamo stati informati che eravamo in arresto per due mesi fino al processo. Alex è scoppiata a piangere. Io ho cominciato a perdere la calma e l’autocontrollo che ero riuscita a conservare negli ultimi due giorni, lentamente ma inesorabilmente. Due mesi in prigione è una cosa, ma dopo? Che cosa c’è dopo? Una sentenza di qualche mese o qualche anno in un caso basato su menzogne?

Tutto è completamente contro le regole. Le cose di cui siamo accusati dagli agenti del FSB sono piene di imprecisioni e sono cose di cui sono loro i veri responsabili. Niente è certo. Basta una persona influente che lo voglia e noi potremmo sparire in una cella. Martin, il console, ha detto che devo stare calma perché gli olandesi sono in buoni rapporti con i russi. Buoni rapporti?? In cosa, mi chiedo? A parte il fatto che i russi sono entrati illegalmente in territorio olandese e ci hanno spinto in acque internazionali così che potessero arrestarci in modo violento? Il governo olandese sta chiedendo il nostro rilascio? Immediato? Ai russi non dovrebbe essere permesso di tenerci in arresto, e invece lo stanno facendo. Loro fanno semplicemente quello che gli pare.

Non ho idea di come tutto questo finirà, né quanto ci vorrà. L’incertezza mi sta facendo impazzire. Ho sentito che Putin ha pubblicamente dichiarato che non si è trattato di pirateria. In ogni caso il suo cosiddetto “generale” ha ridimensionato molte delle accuse. Ma siamo ancora in prigione. 22 di noi sono stati arrestati, 8 sono detenuti per altre 72 ore in aggiunta alle prime 48. A me e ad altri 7 devono ancora fornire un interprete per il processo, e io spero che non ne trovino uno prima di domenica perché così ho ancora una possibilità di essere espatriata.

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