Squadra di radioprotezione, Greenpeace.
La contaminazione "potrebbe derivare" da un ruscellamento diretto delle acque dell'impianto in mare, ha dichiarato la
società giapponese, anche se l'origine di questa contaminazione non è nota. I maggiori sospetti sono sempre sulle possibili
fratture ai gusci dei reattori, in particolare delle unità n. 1, 2 e 3.
Le autorità giapponesi cercano di minimizzare il problema confermando che nella zona
la pesca è vietata, ma intanto hanno deciso di effettuare analisi anche a distanza maggiore dalla centrale. Se fino ad ora i campioni erano stati presi a circa 300 metri di distanza, adesso si procederà a campionare stazioni a 1,5 km dall'impianto danneggiato dallo tsunami.
Nel frattempo, la
IAEA (Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica) ha sostanzialmente confermato i risultati della
squadra di radioprotezione di Greenpeace: la contaminazione è estesa a un raggio di ben oltre i 30 km dalla centrale. Anche la IAEA ha chiesto di
allargare la fascia da evacuare e ha ricevuto la stessa risposta negativa dal governo. Questa volta però, al contrario di quanto affermato per Greenpeace, nessuno ha parlato di dati falsi.
Che la contaminazione sia estesa è confermato anche dal fatto che per la prima volta è stato trovato un
campione di carne, proveniente dalla Prefettura di Fukushima, che supera i livelli ammessi di
contaminazione radioattiva: 510 Bequerel rispetto ad un massimo ammesso di 500. La contaminazione deriva dal
Cesio-137 che, a differenza dello
Iodio-131, decade molto più lentamente: ci vorranno 3 secoli per sbarazzarsi di questa contaminazione.
Infine, ieri il presidente dell'
Agenzia Francese della Sicurezza Nucleare ha ventilato una "moratoria" alla costruzione dell'
EPR. Stiamo parlando dello stesso tipo di centrale che
ENEL vuol costruire in Italia: un esperto ha infatti dichiarato che la centrale di Flamanville, in costruzione lungo la costa del Canale della Manica, è esposta, come altri due impianti già in funzione, allo stesso rischio di Fukushima.