Giustizia per i Tokyo 2 e le balene

News - 24 maggio, 2011
Oggi Junichi Sato, direttore esecutivo di Greenpeace Giappone, si è presentato davanti alla Corte Suprema di Sendai. Si è appellato contro una sentenza ingiusta che risale a oltre otto mesi fa: un anno di reclusione con sospensione della pena per aver denunciato, insieme al collega Toru Suzuki, il traffico illecito di carne di balena all'interno del programma " scientifico" di caccia baleniera giapponese.

La condanna di Junichi e Toru, meglio noti come Tokyo 2, ha fatto il giro del mondo. Arrestati nel 2008 e carcerati per ben 26 giorni, i T2 sono finiti sotto processo accusati di furto e violazione di domicilio.

Erano riusciti a intercettare una delle numerose casse di carne di balena destinate, per uso "privato", ad alcuni membri dell'equipaggio delle stesse baleniere. L'avevano consegnata alle autorità, come prova della corruzione dell'industria baleniera. Ma, nonostante le testimonianze presentate al processo sull'esistenza di episodi di appropriazione indebita, la magistratura si è rifiutata di indagare sul contrabbando e ha condannato i due attivisti.

A meno di tre mesi dalla sentenza, la stessa Agenzia giapponese per la pesca - che gestisce la caccia "scientifica" alle balene nell'Oceano Antartico - ha confermato le nostre denunce. Ben 5 dei suoi funzionari, ha ammesso, hanno accettato in regalo tagli pregiati di carne di balena per un valore di circa 3000 dollari americani. Nonostante i crimini ammessi fossero ben  più gravi di quanto commesso da Junichi e Toru nessuno è stato indagato ma, dopo poche settimane, Yamashita, uno dei responsabili, si è dimesso.

Questo dimostra chiaramente che i T2 hanno agito nell'interesse pubblico denunciando una corruzione realmente esistente. Le loro azioni, quindi, erano giustificate.



Sulla base di queste evidenze Junichi ha chiesto oggi alla Corte di riconsiderare il proprio caso:  non si tratta di un semplice caso di furto ma di un importante atto di denuncia di pratiche corrotte. Purtroppo, durante la prima seduta del processo, la Corte Suprema non ha ammesso la presentazione di prove importanti che giustificavano le azioni dei T2.

Greenpeace continuerà a lottare finché questa condanna ingiusta non sarà ribaltata e le pratiche corrotte, che portano ogni anno al vergognoso massacro di centinaia di balene, non verranno denunciate pubblicamente per mettere fine a questo scempio. Ci attendiamo adesso che la Corte Suprema, alla luce delle recenti ammissioni del governo, renda giustizia ai nostri attivisti.

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