In azione durante Napoli-Arsenal, vogliamo giustizia per Cristian

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News - 11 dicembre, 2013
Pochi minuti fa a Napoli, davanti a migliaia di tifosi, alcuni nostri attivisti hanno aperto dal tetto del San Paolo uno striscione con il messaggio “Giustizia per Cristian”. In contemporanea, al di fuori dello stadio, altri nostri attivisti hanno aperto un altro banner con scritto “Gazprom quit the Arctic” (Gazprom abbandona l’Artico).

 

Cristian e i nostri Arctic30 sono accusati di vandalismo in Russia e rischiano fino a 7 anni di carcere per aver dimostrato pacificamente in acque internazionali contro i pericolosi piani di Gazprom nell’Artico.

Il gigante petrolifero russo è ormai pronto a cominciare le operazioni di estrazione in Artico. Non possiamo permettere tutto questo, ormai manca poco e bisogna continuare a chiedere con determinazione alle multinazionali del petrolio di interrompere i loro piani folli. Per questo gli arctic30 erano lì con l'Arctic Sunrise, per manifestare pacificamente contro i rischi di un disastro ambientale di enormi proporzioni.

La piattaforma Prirazlomnaya, con la quale la Gazprom vuole intraprendere questa folle corsa all’oro nero, è obsoleta, arrugginita e totalmente incapace di operare in condizioni di sicurezza. Il rischio di un disastro petrolifero nell’Artico è elevato e non esiste un adeguato piano di emergenza. L’azienda non ha nessuna esperienza di trivellazioni offshore e il drammatico interrogativo che ci poniamo non è se ci sarà un disastro petrolifero, ma quando questo avverrà.

Non c’è alcun luogo al mondo dove i cambiamenti climatici siano più visibili che nell’Artico: oltre il 75 per cento del volume del ghiaccio è svanito negli ultimi 30 anni. Eppure Gazprom, e altre aziende come la Shell, hanno piani per trivellare a queste estreme latitudini.

È assurdo che le compagnie petrolifere responsabili per i catastrofici cambiamenti climatici causati dal petrolio e altri combustibili fossili siano pronte a trasformare il disastro ambientale dello scioglimento dell’Arctico in un’opportunità per fare soldi.

Non ci fermeremo fino a che gli Arctic30 non saranno a casa. Insieme a loro, continueremo a difendere l'Artico da ogni tipo di sfruttamento industriale.

 

 

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