Terza parte rapporto IPCC: dal decennio del carbone al secolo delle rinnovabili

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News - 14 aprile, 2014
Dopo aver trattato i cambiamenti climatici dal punto di vista scientifico e degli impatti sulla salute umana e del Pianeta, l'IPCC - l'organismo ONU che si occupa di climate change - ha rilasciato nelle ultime ore la terza parte del suo "Quinto Rapporto di Valutazione", riguardante stavolta le soluzioni utili ad invertire la tendenza e cercare di limitare gli effetti del riscaldamento globale.

La situazione descritta dall’IPCC è tutt'altro che rosea. Come già anticipato nei mesi scorsi dallo stesso organismo ONU, siamo ormai al punto di non ritorno: occorre agire immediatamente. Le emissioni globali continuano a crescere - soprattutto nelle economie emergenti - mentre nei Paesi da tempo industrializzati rimangono a livelli elevati. La quantità di CO2 nell’aria è cresciuta più velocemente nel periodo 2000-2010 che in tutti i decenni precedenti.

Un vero e proprio monito da parte dell’IPCC: senza ulteriori azioni, si va verso un riscaldamento globale di 4-5° C o più.

Quello che ci siamo appena lasciati alle spalle sarà purtroppo ricordato come il decennio del carbone, utilizzato prevalentemente dai giganti dell'energia per produrre elettricità. Per invertire subito la rotta, occorre accelerare ulteriormente la transizione già in corso e investire maggiormente sulle rinnovabili. Contenere entro i 2°C  - o ancor meglio entro 1.5°C - l'aumento della temperatura terrestre vorrebbe dire evitare ulteriori rischi per il nostro futuro e per quello del Pianeta.

Liberarsi delle fonti fossili e puntare su sole e vento avrebbe, ad esempio, impatti positivi sulla riduzione delle emissioni di Co2, sulla qualità dell'aria che respiriamo, sulla vita degli oceani che ci circondano.

Ci vorranno decenni per modificare radicalmente il sistema energetico, ma per raggiungere l’obiettivo si deve iniziare oggi. E non possiamo lasciare che a guidare questo cambiamento siano solamente governi che faticano a liberarsi dal giogo delle lobby fossili, spesso riparandosi dietro il comodo alibi della crisi economica per tenere tutti noi impantanati in un passato obsoleto e inquinante.

Il cambiamento può e deve partire da ognuno di noi. Il comportamento individuale, lo stile di vita e la cultura hanno una notevole influenza sul consumo di energia e sulla quantità di emissioni, con un potenziale di riduzione elevato in alcuni settori.

Cambiamenti nei modelli di consumo, nelle diete (con la riduzione degli sprechi alimentari) possono diminuire notevolmente le emissioni di CO2. Grazie al rapido declino dei costi delle rinnovabili, i singoli individui possono sempre più prendere il controllo della propria energia e diventare essi stessi fattori di cambiamento.

Non agire è il vero costo e lo stiamo già pagando tutti i giorni sulla nostra pelle. La soluzione c'è, è a portata di mano ed è sia sostenibile che economicamente vantaggiosa: stop fonti fossili, sì a rinnovabili. Senza più perdite di tempo inutili e dannose.

 

 

 

 

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