Tutti in piazza contro il carbone

News - 2011-10-29
Ci raccontano che è pulito e conveniente, invece è una minaccia per la salute e per il clima. Oggi anche noi, insieme a tante altre associazioni, partecipiamo alla mobilitazione nazionale per fermare il carbone. In corso ad Adria, nel Polesine, la manifestazione per dire no alla riconversione della centrale di Porto Tolle, e cinque presidi nelle località di Saline Joniche, La Spezia, Vado Ligure, Civitavecchia e Brindisi perchè il carbone non può diventare l’energia del futuro.

Oggi ad Adria sono arrivate persone da ogni parte d’Italia. Questo dimostra come il problema della riconversione di Porto Tolle sia una questione nazionale che chiama in causa non solo l’economia e le amministrazioni locali ma anche le scelte di politica energetica e di tutela dell’ambiente dell’intero Paese.

La centrale di Porto Tolle potrebbe emettere più di dieci milioni di tonnellate l'anno di CO2: l'equivalente di oltre quattro volte le emissioni annuali di una città come Milano. Diventerebbe così la seconda fonte "clima killer" in Italia, dopo la centrale Enel di Brindisi.

Il piano complessivo di ritorno al carbone in Italia prevederebbe, invece, un aumento delle emissioni di CO2 di circa il settanta per cento, portandole a quasi 75 milioni di tonnellate nel giro di pochi anni.

Il carbone ha molte facce, tutte nere. È la maggiore fonte, a livello globale, di impatto sui cambiamenti climatici; ed è un combustibile che avvelena l’aria.

Una ricerca a firma del biologo Virginio Fadda e dello pneumologo Agostino Torcello, presenta un bilancio stimato di costi e morti premature imputabili alla centrale carbone di Vado Ligure durante la sua attività. “Dal 1978 al 2008, in 30 anni di funzionamento prevalentemente a carbone, si può stimare una mortalità prematura di circa 3380 morti: 36,5 milioni di euro all’anno per danni alla salute umana, alle coltivazioni e alle cose e 106 milioni per i cambiamenti climatici”. E quella di Vado non è neppure la centrale più grande, sul nostro territorio.

Greenpeace chiede:

  • l'immediato bando della costruzione di nuove centrali elettriche a carbone

  • la progressiva e rapida dismissione o conversione di quelle esistenti

  • l'adozione di nuove misure incentivanti per l'efficienza energetica

  • investimenti chiari e sicuri sulle fonti rinnovabili.

Queste misure favorirebbero la creazione di decine di migliaia di posti di lavoro, proiettando il Paese ai vertici della Green Economy e contribuendo alla soluzione della crisi attuale.

Seguite la diretta streaming da Adria alle 16 sul sito www.fermiamoilcarbone.it

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