Il segreto di La Hague. Acqua radioattiva in Normadia.

Riprocessamento delle scorie nucleari<br />e contaminazione ambientale in Francia

News - 2006-05-24
Greenpeace ha reso noto ieri un rapporto del laboratorio Acro che documenta la contaminazione radioattiva delle falde acquifere in Normandia. L'acqua radioattiva viene impiegata in agricoltura e per l'allevamento delle mucche da latte. I contaminanti arrivano alle falde dal deposito di rifiuti radioattivi di La Hague. Il livello medio di radioattività riscontrato è di 750 Bequerels per litro, mentre la normativa europea prevede un limite di soli 100 Bequerels per litro. L'acqua è fortemente contaminata da trizio, un indicatore di futura contaminazione da altri radionuclidi pericolosi per l'uomo, come lo stronzio, il cesio e il plutonio.

Greenpeace Francia rende noto un rapporto realizzato dal laboratorio Acro, dal quale emerge la contaminazione delle falde acquifere in Normandia. Sono stati rilevati livelli di radioattività pari a sette volte il limite previsto dalla normativa europea.

Gli impianti di La Hague sono insieme a quelli di Sellafield, lungo la costa occidentale dell'Inghilterra, i più importanti impianti di riprocessamento di scorie radioattive in Europa.

Anche a Sellafield i problemi sanitari e ambientali legati alle attività degli impianti sono tantissimi. Nel 1993 un rapporto del governo britannico sull'incidenza dei tumori infantili nelle zona  - HSE Investigation of leukaemia and other cancers in the children of male workers at Sellafield - aveva rilevato un numero di casi di leucemia di 14 volte superiore alla media nazionale. A Sellafield, la contaminazione radioattiva legata agli scarichi e alle emissioni in atmosfera riguarda indistintamente le acque, il suolo, la sabbia, le argille, gli animali e i prodotti agricoli. Nel corso del tempo oltre mezza tonnellata di plutonio è finito in mare. Un monitoraggio su larga scala effettuato nel 1999 da Greenpeace lungo la costa e in prossimità degli scarichi liquidi degli impianti aveva mostrato come molto del materiale analizzato fosse talmente contaminato da poter essere classificato come rifiuto radioattivo. Alcuni dei campioni avevano livelli di radioattività più alti di quelli riscontrati a Cernobyl nelle fasi immediatamente successive all'incidente.

Questo rapporto ci ricorda una delle questioni irrisolte del nucleare e cioè quello della gestione delle scorie che derivano dal normale funzionamento delle centrali.  La maggior parte dei rifiuti stoccati a La Hague proviene, infatti, dalle 58 centrali nucleari francesi. Nessun paese del mondo è riuscito ancora a risolvere il nodo cruciale della gestione di queste scorie nel lungo periodo: negli Stati Uniti, ad esempio, è stato individuato il sito di smaltimento geologico per le scorie nucleari di Yucca Mountain, ma non si sa ancora come questo sito dovrà essere sigillato, una volta riempito.

Oltre trent'anni fa i francesi erano stati rassicurati sul fatto che, per la geologia e l'idrogeologia del sito di La Hague, non c'era da temere alcuna contaminazione. In realtà i livelli di radioattività raggiunti sono migliaia di volte superiori a quelli naturali. In Francia come nel resto del mondo non si è ancora trovata una soluzione sicura al problema delle scorie. Quanto ci metteremo per capire che il nucleare è solo un vicolo cieco?

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