Cernobyl Day: 30 attivisti in azione e 22.000 firme contro il nucleare.

News - 26 aprile, 2007
Ventuno anni fa il disastro di Cernobyl. Oggi, trenta attivisti di Greenpeace in azione per bloccare il cantiere di Flamanville, in Francia, e dire NO alla costruzione di tre reattori EPR di nuova generazione. Tanto moderni, quanto pericolosi. Intanto, in dieci giorni, Greenpeace raccoglie 22.000 firme per chiedere all'Enel di rinunciare ai piani di investimento sul nucleare sovietico.

Attivisti di Greenpeace in azione per fermare la costruzione dei reattori EPR di nuova generazione nel sito francese di Flamanville. Gli attivi hanno bloccato gli ingressi del cantiere con dei camion.

Trenta attivisti - provenienti da sei diverse nazioni europee - hanno bloccato, con dei camion, i cancelli del sito di Flamanville, per denunciare gli enormi problemi di sicurezza legati a questo nuovo tipo di reattori e chiedere al governo francese di bloccare la realizzazione del progetto.

Questi reattori di nuova generazione utilizzano come combustibile il MOX - ossidi misti di uranio e plutonio. Il MOX è molto più pericoloso dell'uranio a basso arricchimento utilizzato di solito: in caso di incidente, la portata della contaminazione sarebbe decisamente superiore. E molto più elevato sarebbe il numero di persone da evacuare.

I francesi non vogliono il nucleare, ma chiedono le rinnovabili: secondo un recente sondaggio, solo il 19 per cento del campione crede nel nucleare come risposta al problema dell'energia. Il 78 per cento degli intervistati vuole invece maggiori investimenti sulle fonti rinnovabili.

Mentre in Francia il rischio nucleare cresce - grazie a tecnologie sempre più avanzate e sempre più pericolose - in Italia si cerca di aggirare il divieto di costruzione di impianti nucleari sancito dal referendum del 1987, esportando il rischio nucleare all'estero: l'Enel - controllata dallo Stato con una quota pari al 30 per cento del pacchetto azionario - vuole finanziare il completamento di due reattori sovietici di seconda generazione a Mochovce, in Slovacchia.

È un progetto autorizzato anni fa senza una Valutazione di Impatto Ambientale. È una tecnologia obsoleta e costosa che non rispetta gli standard di sicurezza occidentali, a tal punto che centrali sovietiche anche più recenti di quelle slovacche furono chiuse in Germania, dopo la riunificazione del 1990.

Greenpeace ha quindi lanciato, attraverso la rete, una mobilitazione popolare per bloccare questo progetto di investimento. In appena dieci giorni, sono state raccolte quasi 22.000 firme. 22.000 persone hanno scritto a Romano Prodi chiedendogli di mettere il veto su un investimento insensato, rischioso e lontano dalla volontà popolare espressa anni fa attraverso lo strumento referendario.

La questione energetica si risolve soltanto con una rivoluzione dell'energia, basata sulle fonti rinnovabili e sull'efficienza energetica. Il nucleare non è una risposta. E la tragedia di Cernobyl dovrebbe ricordarcelo.

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