Enel a Porto Tolle: dalla padella alla brace

News - 13 gennaio, 2011
Rome, Italia — Buona notizia: condannati vertici Enel per emissioni moleste, danneggiamenti e violazione delle norme anti inquinamento nella centrale termoelettrica a olio combustibile di Porto Tolle. Cattiva notizia: Enel vuole "trasformare" lo stesso impianto in una centrale a carbone.

Alcuni attivisti di Greenpeace hanno scalato la ciminiera della centrale di Porto Tolle, alta 250 metri, e hanno dipinto lungo la parete del camino un gigantesco "No carbone". L'operazione ha richiesto diverse ore di lavoro e si è conclusa in mattinata.

La sentenza definitiva della Corte di Cassazione per i vertici Enel è arrivata ieri. Purtroppo, che Enel voglia riconvertire a carbone la centrale nel Delta del Po lo sappiamo da tempo. Da anni protestiamo e denunciamo con ogni mezzo questa scelta sciagurata. Il carbone è il peggior combustibile per emissioni di CO2. Ed Enel un killer del clima: mentre l'Ue ci chiede di ridurre le emissioni di CO2, Enel vuole spendere due miliardi e mezzo di euro per produrre dieci milioni di tonnellate di CO2 l'anno.

Per cercare di aggirare le norme che limitano le emissioni - che l'Italia regolarmente supera, pagando penali con i soldi di noi contribuenti - ENEL si è fatta finanziare dall'Ue un progetto per lo stoccaggio sotterraneo della CO2. Peccato che lo stoccaggio della CO2 sia una tecnologia ancora in alto mare, che è proprio dove rischia di arrivare tra un po' la centrale di Porto Tolle.

Il Delta del Po, infatti, è ai primi posti di ogni classifica mondiale sugli estuari a rischio a causa della subsidenza del suolo ma anche dell'innalzamento del livello del mare dovuto al cambiamento climatico. Uno studio pubblicato su Nature*, che esamina 33 diversi estuari, classifica il Delta del Po tra gli estuari più a rischio e dichiara che le aree a rischio di inondazione per questi 33 delta, considerate le stime dell'IPCC (il panel di scienziati che si occupa per l'ONU dei cambiamenti climatici) per le proiezioni dell'innalzamento del livello del mare, aumenteranno del 50% nel ventunesimo secolo se il livello globale del mare continua a salire rapidamente.

In altre parole, Enel non sta mettendo a rischio solo l'impianto in cui vuole investire (l'innalzamento relativo del livello del mare nell'area è oggi di 4-60 mm/anno, con una media intorno ai 3 centimetri) ma tutto il Delta del Po. Insomma Enel passa dall'inquinamento chimico al rischio geologico.

Enel è ancora in cima alla deprimente classifica dei grandi emettitori di CO2 in Italia mentre dovrebbe smetterla di investire in tecnologie pericolose come carbone e nucleare e passare con decisione alle rinnovabili e all'efficienza: oltre a Greenpeace, anche la Commissione europea e vari gruppi di imprese hanno già definito scenari realistici per un'Europa 100% rinnovabile al 2050. Perché l'Italia ed ENEL devono restare al Medioevo?

*James P. M. Syvitski et al. Sinking deltas due to human activities. Nature Geoscience 2, 681 - 686 (2009)

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